Amleto o Ecuba

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L’irrompere del tempo nel gioco del dramma.

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Autore:Carl Schmitt
COD: 9788815239952 Categorie: , ,
Casa editrice: Il Mulino

«Un saggio che interroga il destino politico dello “spirito europeo”» Jacques Derrida

Fra le tragedie shakespeariane, «Amleto» è una delle più misteriose e ambigue; per intenderne il senso, sostiene Carl Schmitt in questo piccolo saggio magistrale, occorre far riferimento a un nucleo di eventi storici di cui Shakespeare fu spettatore, in particolare alla vicenda di Maria Stuarda e di Giacomo I, successore di Elisabetta I al trono d’Inghilterra. Ma a Schmitt non interessa tanto identificare questi con i personaggi di Amleto e della madre Gertrude, quanto vedere come la politica lasci la propria impronta sulle più alte manifestazioni espressive di un’epoca: il genio di Shakespeare sta nell’aver riconosciuto l’elemento politicamente tragico del suo tempo (il destino degli Stuart e la nascita dello Stato moderno) e nell’averne conservato, all’interno del dramma, l’essenza concreta e vitale.

Carl Schmitt (1888-1985) insegnò in varie università tedesche, prima di diventare professore all’Università di Berlino nel 1933. Ritiratosi a vita privata alla fine della seconda guerra mondiale, continuò ad occuparsi di diritto internazionale. Fra le molte opere tradotte in italiano ricordiamo, pubblicate dal Mulino, «Le categorie del “politico”» (1972, ultima ed. 1998), «Cattolicesimo romano e forma politica» (2010) e «Sul Leviatano» (2011). Presentazione di Carlo Galli

 

Anno

2012

Pagine

128

Carl Schmitt

Schmitt, Carl. - Filosofo del diritto e dello stato, prof. nelle univ. di Greifswald, Bonn, Berlino, Colonia; collaboratore nel 1932 del cancelliere K. von Schleicher, iscritto al partito nazionalsocialista nel maggio 1933, presidente per un triennio dell'Associazione dei giuristi nazionalsocialisti. Arrestato dopo la caduta del nazismo, fu poi assolto e si ritirò a vita privata. La riflessione di Schmitt si pone nell’epoca della crisi del costituzionalismo liberale ottocentesco: crisi di valori e di rapporti giuridici, stravolti dal rapido progresso tecnico-scientifico; crisi delle forme tradizionali della lotta politica, finita attraverso i due conflitti mondiali in una sorta di "guerra civile universale" (Weltbürgerkrieg); crisi delle relazioni internazionali, nelle quali l'Europa ha perduto il suo antico ruolo. Denunciando le "ipocrisie" moderne e salvando contro le mistificazioni liberali alcune esigenze populiste (völkisch), parte dal riconoscimento della realtà effettuale per individuare le categorie del "politico", ricondotte alla contrapposizione amicus-hostis, fuori della morale e del diritto. Critico della dottrina liberale dello stato di diritto, ha guardato ai soggetti reali della lotta politica, e ha posto la "decisione" politica all'origine di ogni sistema giuridico.