Della morte di Peregrino

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Nella versione di Luigi Settembrini

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Autore:Luciano di Samosata
Casa editrice: Edizioni di Ar

“In quel tempo [Peregrino] fu preso come cristiano e gettato in carcere: la qual cosa gli acquistò grande autorità di poi, e fama di santità, di che egli molto si compiaceva. Come egli fu in prigione, i cristiani stimando che la sua fosse una comune loro disgrazia, tentarono ogni via per trarnelo, e non potendo riuscirvi, gli prestavano ogni specie di servigi con somma cura. Da che spuntava il di si vedevano innanzi al carcere vecchie, vedove, orfanelli; i loro capi, avendo corrotti i custodi, entravano e passavan la notte con lui […]: così Peregrino, sotto pretesto del carcere, ebbe da loro molte ricchezze, e si fece non piccola provvisione per l’avvenire”. Luciano, Della morte di Peregrino

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“Mi parve che il riso e l’ironia di Luciano si confacesse allo stato dell’anima mia. Per non perdere interamente l’intelligenza, che ogni giorno mi va mancando, per non perire interamente nella memoria degli uomini, mi afferrai a Luciano, e mi proposi di tradurne le opere nella nostra favella. Ebbi il nudo testo emendato dal Weise, e cominciai a lottare disperatamente con mille ostacoli, senz’altro aiuto che un piccol lessico manuale: ma pervenuto più oltre della metà del lavoro, ebbi l’edizione Bipontina. Per cinque anni vi ho lavorato continuamente fra tutte le noie, i dolori, e gli orrori che sono nel più terribil carcere, in mezzo agli assassini ed ai parricidi: e Luciano, come un amico affettuoso, mi ha salvato dalla morte totale dell’intelligenza”. Luigi Settembrini (Ergastolo di San Stefano, Settembre 1858)

Anno

2020

Luciano di Samosata