La casa degli indoeuropei

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Tradizione e archeologia

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Autore:Gianna G. Buti
Casa editrice: Edizioni di Ar

“La casa è riparo: il luogo dove la famiglia ritrova quella fisionomia sua particolare che le dà senso di esistere -ed esistere così pienamente presso le popolazioni indeuropee; il luogo dove tale fisionomia porta a frutti concreti ed i compiti si ripartiscono armonicamente fra i vari membri, armonicamente il risultato dell’opera dei singoli si congloba. La casa dunque è l’unica patria per il primitivo; la patria più prossima, più significativa, più vera per gli Indeuropei che ormai si inquadrino secondo il portato della sempre maggiore civilizzazione, vale a dire entro schemi statali o urbanistici: la famiglia, che di ognuno deve poter essere la patria spirituale, presuppone comunanza di casa che può essere interrotta solo temporaneamente. E fra casa in quanto condizionante la famiglia, in quanto dalla famiglia a sua volta giustificata nell’esistenza spirituale, e casa in quanto simbolo della famiglia i confini di nozione sono molto fluidi […] All’animo latino il locativo domī, o anche domō, parla in molte accezioni, Luna più cara dell’altra: come l’interno ed allora si confronta con forīs, come il riposo ed allora si confronta con bellī-, come la patria e si confronta con peregrī, non solo: in questo mondo la sede particolare ha circonfuso di amore oltre alla sua rappresentazione per sé, pure quella del suo padrone e si incorpora quasi a lui nel considerarselo indissolubilmente connesso [.]; poiché lat. dominus, in base al modo di derivazione, indica per etimologia più piana l’essenziale appartenente alla casa.”

Anno

2019

Pagine

214

Gianna G. Buti