Libreria Cinabro

Amazon e l’assassinio di Tolkien

Con l’uscita del trailer della nuova serie firmata dal colosso Amazon ambientata nel mondo di J. R. R. Tolkien, c’è stata la sommossa dei fan del professore oxoniano. Una rivolta digitale, come ne avvengono sempre più spesso, in cui migliaia di utenti hanno commentato all’unisono il trailer sulle diverse piattaforme social con la frase: “Evil cannot create anything new, they can only corrupt and ruin what good forces have invented or made.” Letteralmente: “Il male non può creare niente di nuovo, può solo corrompere e rovinare quello che le forze del bene hanno creato”. Una frase che Tolkien non ha direttamente scritto nelle sue opere, ma che può essere parafrasata da tanti suoi libri. Molto simile nelle parole e identico nel concetto è il discorso che fa Sam a Frodo nella torre di Cirith Ungol: “No, mangiano e bevono, Sam. L’Ombra che li allevò sa solo disfare, non sa fare, creare cose nuove da sola. Non credo che abbia generato gli Orchetti; non fece che rovinarli e depravarli, e se devono vivere, devono nutrirsi come gli altri esseri viventi. Useranno acque malsane e cibi malsani, se non trovano altro, ma non veleno; mi hanno nutrito, e in ciò sono più fortunato di te”, Il ritorno del Re, VI, I.
Perché i fan hanno riportato questa frase? Perché è bastato un trailer di qualche minuto e qualche poster pubblicitario per far capire che Amazon ha deciso di inserire il politically correct ovunque. Elfi neri, nani neri, hobbit neri, asiatici e altro. L’eroismo dei grandi guerrieri della Seconda Era svanito di fronte all’onnipresenza di Galadriel in armatura mentre il saggio Elrond si intravede a malapena. Non solo, è stato affermato che ci saranno pure scene di sesso, cosa impensabile per un pensatore fieramente e radicalmente cattolico come Tolkien. Insomma, Amazon non ha creato niente di nuovo – il male non crea – ma ha corrotto ciò che di più meraviglioso ci ha lasciato il professor Tolkien: il suo mondo fantastico di epica e lirica, animato da eroi e valori tradizionali. Proprio come sosteneva Tolkien in tutte le sue opere, il male può solo corrompere ciò che c’è di bello e di giusto in questo mondo. E il mondo moderno con le sue storture e le sue deviazioni opera proprio in questo modo, sovverte e guasta, rovina e distrugge. È da tempo che questo processo è in atto su diversi e più livelli: dalla famiglia alla religione, dalla politica alla sessualità e alla vita di tutti i giorni. La Sapienza Tradizionale ci insegna, infatti, che nei Tempi Ultimi il male, la sovversione, per poter distruggere la società scimmiotta il bene. Proprio come l’Ombra oscura di Melkor e Sauron nella Terra di Mezzo. Ma i fan di Tolkien non sono come tutti gli altri, i veri appassionati delle opere del professore di Oxford non stanno zitti di fronte alla corruzione e allo scempio fatto alla sua epica.

(Tratto da Ilgiornale.it) – Anche il Signore degli Anelli si piega al politicamente corretto

La serie tv che “riporta” in vita il mito de Il Signore degli Anelli è attesa su Amazon il 2 settembre ma fioccano già critiche e polemiche. Tutta colpa del politicamente corretto

È stata una tra le saghe cinematografiche più celebri e redditizie degli ultimi venti anni. Prima ancora è stata un’opera della letteratura fantasy, scritta da Tolkien, che è considerata il più grande romanzo epico del ventesimo secolo. Peter Jackson, era il 2001, ha portato al cinema tutta la magnificenza de Il Signore degli Anelli in una trilogia di film – La compagnia dell’anello, Le Due torri e Il ritorno del Re – che ancora oggi è uno dei progetti più ambiziosi mai realizzati per il cinema, costato ben 281 milioni di dollari e ben 8 anni di lavoro. Ha vinto 17 premi Oscar, superando il record del Titanic che ha sfiorato le 11 vittorie. Da questo grande successo, e in tempi molto recenti, è stata realizzata una trilogia prequel, intitolata Lo Hobbit che ha arricchito ancora di più l’universo della saga. Ora Il Signore degli Anelli diventa una serie tv per Amazon Prime Video. E prima ancora di vedere gli episodi in streaming, i fan storici e la comunità del web sono in rivolta. Su Il Signore degli Anelli pende l’accusa di “troppa inclusività”.

Il prossimo due settembre è previsto il debutto della serie tv, dal titolo Gli Anelli del Potere, che sarà disponibile in ben 240 Paesi al mondo. Un progetto ambizioso e costosissimo. Si dice che fino ad ora siano stati spesi più di un miliardo di dollari e il budget supera persino quello utilizzato da Il Trono di Spade. Un vero e proprio kolossal a puntate come non si vedeva da tempo e, di fatto, è molto atteso dai fan della saga. Ma, polemiche a parte, sulla serie tv de Il Signore degli Anelli c’è ancora un alone di mistero. Se sarà un successo? E’ ancora presto per dirlo. Sicuramente, fin da questo momento, sta facendo molto rumore.

Tutto l’universo di Tolkien rivive in una saga televisiva di grande impatto visivo. La serie tv è stata annunciata nel 2017 ma, prima di trovare la giusta direzione creativa, ha dovuto subire tanti cambi di sceneggiatori e alla regia. Il primo ciak in Nuova Zelanda durante le fasi più accese della pandemia. Nonostante le restrizioni, i lavori sono continuati senza nessun tipo di interruzioni perché, sia il cast che la crew, hanno lavorato spalla e spalla e chiusi in una sorta di bolla, senza interagire con nessuno all’estero. Per ora, si dice, che siano pronti solo i primi tre episodi della durata di un’ora e venti ciascuno. Così da introdurre degnamente le vicende.

Non sarà un sequel al film di Peter Jackson né tantomeno a Lo Hobbit, ma esplorerà la Seconda Era della Terra di Mezzo in un racconto che racconterà il mondo di Tolkien ancora prima della forgiatura degli Anelli e ancor prima dell’ascesa dell’Oscuro Signore. Si focalizzerà sull’epica storia di Nùmenor e dell’Ultima Alleanza tra Elfi e gli Uomini. Come i precedenti lavori, anche la serie tv sarà legata alla saga letteraria, affondando a piene mani ne Il Silmarillion, opera postuma dell’autore, che regala una forma estesa di tutte le Ere della Terra di Mezzo. È definito, infatti, un romanzo mitopoietico dove si intrecciano temi mitologici insieme alla grande tradizione del fantasy. Da Amazon Prime e dalle prime sinossi trapelate in rete, la serie viene descritta come “un epico viaggio leggendario in un mondo esile, pieno di storia, di magia e di mistero”.

Nel giorno di San Valentino è stato diffuso in rete – e prima ancora durante il SuperBowl americano – un breve trailer della serie tv che, finalmente, mostra le prime immagini de Gli Anelli del Potere. Con un look molto crepuscolare, il pubblico viene subito proiettato nella Terra Di Mezzo, in un’epoca di magia e superstizione e in cui si respira l’aria di una guerra con le forze oscure del male. Poche le immagini presentate in questo trailer lungo appena mezzo minuto, ma sono state sufficienti per aprire una discussione sulla serie tv.

I giornali di settore si sono stati spaccati in due. C’è chi ha apprezzato molto questa nuova visione e chi invece, come Esquire, in una news di lancio ha etichettato come “brutto” il primo trailer della serie tv. Sicuramente è presto per poter giudicare, ma dalle prime immagini, ci si trova di fronte un prodotto molto avveniristico e che potrebbe creare un ponte tra piccolo e grande schermo.

E fin da ora sono già fioccate le prime critiche, arrivate dopo la condivisione del trailer. Le polemiche si rivolgono a un’eccessiva inclusività della saga, dato che per inseguire l’onda del politicamente corretto ha inserito nella storia diversi personaggi di colore, assenti dalla storia originale di Tokien. I commenti maggiori si sono riversati su Ismael Cruz Cordova che nello show interpreta Arondir, un giovane elfo. L’attore portoricano, primo uomo di colore a interpretare un elfo, non è andato giù ai fan della saga perché “regalerebbe un’immagine sbagliata alla storia che l’autore non avrebbe apprezzato”. I toni sono stati molto accessi. Una polemica che ha coinvolto anche Sophia Nomvete, scelta come la principessa dei nani.

Sulla questione è scesa in campo Lindey Weber, una delle produttrici, che in un’intervista rilasciata a Vanity Fair ha difeso la scelta di introdurre un rappresentante della comunità portoricana nella serie. “Ci sembrava naturale che un adattamento dell’opera di J.R.R. Tolkien riflettesse l’aspetto che ha il mondo oggi – rivela-. Tolkien è per tutti. Le sue storie sono su razze inventate che danno il loro meglio quando lasciano l’isolamento delle loro culture e uniscono le forze. Perché le persone si dovrebbero sentire minacciate?”

 

L’articolo Amazon e l’assassinio di Tolkien proviene da AZIONE TRADIZIONALE.

Con l’uscita del trailer della nuova serie firmata dal colosso Amazon ambientata nel mondo di J. R. R. Tolkien, c’è stata la sommossa dei fan del professore oxoniano. Una rivolta digitale, come ne avvengono sempre più spesso, in cui migliaia di utenti hanno commentato all’unisono il trailer sulle diverse piattaforme social con la frase: “Evil cannot create anything new, they can only corrupt and ruin what good forces have invented or made.” Letteralmente: “Il male non può creare niente di nuovo, può solo corrompere e rovinare quello che le forze del bene hanno creato”. Una frase che Tolkien non ha direttamente scritto nelle sue opere, ma che può essere parafrasata da tanti suoi libri. Molto simile nelle parole e identico nel concetto è il discorso che fa Sam a Frodo nella torre di Cirith Ungol: “No, mangiano e bevono, Sam. L’Ombra che li allevò sa solo disfare, non sa fare, creare cose nuove da sola. Non credo che abbia generato gli Orchetti; non fece che rovinarli e depravarli, e se devono vivere, devono nutrirsi come gli altri esseri viventi. Useranno acque malsane e cibi malsani, se non trovano altro, ma non veleno; mi hanno nutrito, e in ciò sono più fortunato di te”, Il ritorno del Re, VI, I.
Perché i fan hanno riportato questa frase? Perché è bastato un trailer di qualche minuto e qualche poster pubblicitario per far capire che Amazon ha deciso di inserire il politically correct ovunque. Elfi neri, nani neri, hobbit neri, asiatici e altro. L’eroismo dei grandi guerrieri della Seconda Era svanito di fronte all’onnipresenza di Galadriel in armatura mentre il saggio Elrond si intravede a malapena. Non solo, è stato affermato che ci saranno pure scene di sesso, cosa impensabile per un pensatore fieramente e radicalmente cattolico come Tolkien. Insomma, Amazon non ha creato niente di nuovo – il male non crea – ma ha corrotto ciò che di più meraviglioso ci ha lasciato il professor Tolkien: il suo mondo fantastico di epica e lirica, animato da eroi e valori tradizionali. Proprio come sosteneva Tolkien in tutte le sue opere, il male può solo corrompere ciò che c’è di bello e di giusto in questo mondo. E il mondo moderno con le sue storture e le sue deviazioni opera proprio in questo modo, sovverte e guasta, rovina e distrugge. È da tempo che questo processo è in atto su diversi e più livelli: dalla famiglia alla religione, dalla politica alla sessualità e alla vita di tutti i giorni. La Sapienza Tradizionale ci insegna, infatti, che nei Tempi Ultimi il male, la sovversione, per poter distruggere la società scimmiotta il bene. Proprio come l’Ombra oscura di Melkor e Sauron nella Terra di Mezzo. Ma i fan di Tolkien non sono come tutti gli altri, i veri appassionati delle opere del professore di Oxford non stanno zitti di fronte alla corruzione e allo scempio fatto alla sua epica.

(Tratto da Ilgiornale.it) – Anche il Signore degli Anelli si piega al politicamente corretto

La serie tv che “riporta” in vita il mito de Il Signore degli Anelli è attesa su Amazon il 2 settembre ma fioccano già critiche e polemiche. Tutta colpa del politicamente corretto

È stata una tra le saghe cinematografiche più celebri e redditizie degli ultimi venti anni. Prima ancora è stata un’opera della letteratura fantasy, scritta da Tolkien, che è considerata il più grande romanzo epico del ventesimo secolo. Peter Jackson, era il 2001, ha portato al cinema tutta la magnificenza de Il Signore degli Anelli in una trilogia di film – La compagnia dell’anello, Le Due torri e Il ritorno del Re – che ancora oggi è uno dei progetti più ambiziosi mai realizzati per il cinema, costato ben 281 milioni di dollari e ben 8 anni di lavoro. Ha vinto 17 premi Oscar, superando il record del Titanic che ha sfiorato le 11 vittorie. Da questo grande successo, e in tempi molto recenti, è stata realizzata una trilogia prequel, intitolata Lo Hobbit che ha arricchito ancora di più l’universo della saga. Ora Il Signore degli Anelli diventa una serie tv per Amazon Prime Video. E prima ancora di vedere gli episodi in streaming, i fan storici e la comunità del web sono in rivolta. Su Il Signore degli Anelli pende l’accusa di “troppa inclusività”.

Il prossimo due settembre è previsto il debutto della serie tv, dal titolo Gli Anelli del Potere, che sarà disponibile in ben 240 Paesi al mondo. Un progetto ambizioso e costosissimo. Si dice che fino ad ora siano stati spesi più di un miliardo di dollari e il budget supera persino quello utilizzato da Il Trono di Spade. Un vero e proprio kolossal a puntate come non si vedeva da tempo e, di fatto, è molto atteso dai fan della saga. Ma, polemiche a parte, sulla serie tv de Il Signore degli Anelli c’è ancora un alone di mistero. Se sarà un successo? E’ ancora presto per dirlo. Sicuramente, fin da questo momento, sta facendo molto rumore.

Tutto l’universo di Tolkien rivive in una saga televisiva di grande impatto visivo. La serie tv è stata annunciata nel 2017 ma, prima di trovare la giusta direzione creativa, ha dovuto subire tanti cambi di sceneggiatori e alla regia. Il primo ciak in Nuova Zelanda durante le fasi più accese della pandemia. Nonostante le restrizioni, i lavori sono continuati senza nessun tipo di interruzioni perché, sia il cast che la crew, hanno lavorato spalla e spalla e chiusi in una sorta di bolla, senza interagire con nessuno all’estero. Per ora, si dice, che siano pronti solo i primi tre episodi della durata di un’ora e venti ciascuno. Così da introdurre degnamente le vicende.

Non sarà un sequel al film di Peter Jackson né tantomeno a Lo Hobbit, ma esplorerà la Seconda Era della Terra di Mezzo in un racconto che racconterà il mondo di Tolkien ancora prima della forgiatura degli Anelli e ancor prima dell’ascesa dell’Oscuro Signore. Si focalizzerà sull’epica storia di Nùmenor e dell’Ultima Alleanza tra Elfi e gli Uomini. Come i precedenti lavori, anche la serie tv sarà legata alla saga letteraria, affondando a piene mani ne Il Silmarillion, opera postuma dell’autore, che regala una forma estesa di tutte le Ere della Terra di Mezzo. È definito, infatti, un romanzo mitopoietico dove si intrecciano temi mitologici insieme alla grande tradizione del fantasy. Da Amazon Prime e dalle prime sinossi trapelate in rete, la serie viene descritta come “un epico viaggio leggendario in un mondo esile, pieno di storia, di magia e di mistero”.

Nel giorno di San Valentino è stato diffuso in rete – e prima ancora durante il SuperBowl americano – un breve trailer della serie tv che, finalmente, mostra le prime immagini de Gli Anelli del Potere. Con un look molto crepuscolare, il pubblico viene subito proiettato nella Terra Di Mezzo, in un’epoca di magia e superstizione e in cui si respira l’aria di una guerra con le forze oscure del male. Poche le immagini presentate in questo trailer lungo appena mezzo minuto, ma sono state sufficienti per aprire una discussione sulla serie tv.

I giornali di settore si sono stati spaccati in due. C’è chi ha apprezzato molto questa nuova visione e chi invece, come Esquire, in una news di lancio ha etichettato come “brutto” il primo trailer della serie tv. Sicuramente è presto per poter giudicare, ma dalle prime immagini, ci si trova di fronte un prodotto molto avveniristico e che potrebbe creare un ponte tra piccolo e grande schermo.

E fin da ora sono già fioccate le prime critiche, arrivate dopo la condivisione del trailer. Le polemiche si rivolgono a un’eccessiva inclusività della saga, dato che per inseguire l’onda del politicamente corretto ha inserito nella storia diversi personaggi di colore, assenti dalla storia originale di Tokien. I commenti maggiori si sono riversati su Ismael Cruz Cordova che nello show interpreta Arondir, un giovane elfo. L’attore portoricano, primo uomo di colore a interpretare un elfo, non è andato giù ai fan della saga perché “regalerebbe un’immagine sbagliata alla storia che l’autore non avrebbe apprezzato”. I toni sono stati molto accessi. Una polemica che ha coinvolto anche Sophia Nomvete, scelta come la principessa dei nani.

Sulla questione è scesa in campo Lindey Weber, una delle produttrici, che in un’intervista rilasciata a Vanity Fair ha difeso la scelta di introdurre un rappresentante della comunità portoricana nella serie. “Ci sembrava naturale che un adattamento dell’opera di J.R.R. Tolkien riflettesse l’aspetto che ha il mondo oggi – rivela-. Tolkien è per tutti. Le sue storie sono su razze inventate che danno il loro meglio quando lasciano l’isolamento delle loro culture e uniscono le forze. Perché le persone si dovrebbero sentire minacciate?”

 

L’articolo Amazon e l’assassinio di Tolkien proviene da AZIONE TRADIZIONALE.

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