Libreria Cinabro

Combattono l’infowar sulla nostra pelle (e nella nostra mente)

C’è un’altra guerra in corso. Si chiama “infowar“, guerra dell’informazione, e si combatte sui media: stampa, TV, social.
Provate a guardare il telegiornale con occhi distaccati e vi renderete conto di come sia tutto studiato per farvi parteggiare per una parte ben precisa: le informazioni e le immagini sono filtrate (a volte distorte, come nel caso dei bombardamenti ucraini a Donetsk filmati da Rangeloni e poi fatti passare dai TG per attacchi russi a Kiev! https://t.me/vn_rangeloni/784).
Servizi ad orologeria, è il caso di dire.
Non paghi di quanto fatto finora, se ne escono che Putin sarebbe “pazzo“. Prima mitomane e montato, ora addirittura affetto da Parkinson e soggetto ad attacchi d’ira. Questo si afferma in un articolo pieno di “sarebbe”, “pare che”, “a quanto risulta”. Insomma, le comari al mercato sono più attendibili.
Come sempre, dunque, le democrazie, che hanno rimosso culturalmente la guerra (senza mai smettere di farla!), per combattere un nemico hanno bisogno di una giustificazione morale.
Ed ecco spiegata la demonizzazione in atto verso un nemico fatto passare per mostro.
E se combatti un mostro, tutto ti è concesso…
(Tratto da Corriere.it) – Putin malato: avrebbe attacchi d’ira causati dalle cure per il cancro di Andrea Marinelli
 
Vladimir Putin sarebbe malato: soffrirebbe di disturbi cerebrali causati dalla demenza, sarebbe affetto dal morbo di Parkinson, oppure avrebbe attacchi di rabbia provocati dai trattamenti con gli steroidi per curare il cancro. A tornare sui presunti problemi di salute del presidente russo è il Daily Mail, quotidiano non sempre affidabile ma molto informato che cita fonti di intelligence occidentali vicino al Cremlino: funzionari esperti dei Five Eyes, i «cinque occhi» dell’alleanza di intelligence che comprende Australia, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti. Come raccontato sul Corriere dallo scrittore Sandro Modeo, dietro a comportamenti dello zar ci potrebbero essere anche delicate spiegazioni di natura fisica e medica.

Numerosi rapporti occidentali sarebbero giunti a questa conclusione sovrapponendo al comportamento del presidente russo, 69 anni, l’evidente gonfiore del collo e della testa apparso nei video più recenti e il notevole distanziamento fisico imposto durante le visite dei leader stranieri al Cremlino. «Negli ultimi cinque anni c’è stato un deciso cambiamento nel suo processo decisionale, chi è vicino a lui ha notato anche una minore chiarezza nel parlare e nel capire il mondo che lo circonda», ha spiegato una fonte al Daily Mail, confermando che la mancanza di comprensione sarebbe dovuta anche all’assenza di pareri discordanti nel suo circolo ristretto, che gli impedirebbe di capire il fallimento dell’invasione ucraina. «Semplicemente, non viene informato», prosegue.

La storia del Daily Mail si basa probabilmente su un’unica fonte, è debole e difficilmente confermabile, ma rinforza i sospetti emersi nelle ultimi mesi: le scelte di Putin sarebbero influenzate dal Parkinson, da una forma più generica di demenza, oppure dall’uso prolungato di steroidi per curare il cancro, che ne avrebbe alterato l’equilibrio. Quest’ultima teoria sarebbe considerata credibile anche dall’intelligence britannica. La grande distanza mantenuta negli incontri delle ultime settimane con i leader stranieri — tenuti a sei metri, come nel caso di del presidente francese Emmanuel Macron — confermerebbe inoltre l’esistenza di malattie pregresse, che aumenterebbero i rischi di decesso nel caso contragga il Covid, o l’uso di farmaci che inibiscono il sistema immunitario, rendendo più facili le infezioni.

Proprio dopo l’incontro con Macron, un funzionario francese aveva confermato che Putin «non sembrasse lo stesso» di due anni prima, che fosse «fuori controllo». I britannici — ma anche gli americani — ritengono inoltre di avere una grande visibilità di ciò che succede nelle stanze del Cremlino: così si spiega anche la decisione inusuale di rendere pubbliche tutte le informazioni di intelligence, che di norma dovrebbero restare segrete, per anticipare — e magari scongiurare — le mosse di Mosca. «La nostra visibilità è straordinaria: rispetto a Xi Jinping e alla Cina, abbiamo una qualità eccezionale», ha detto al Daily Mail una fonte londinese.

L’articolo Combattono l’infowar sulla nostra pelle (e nella nostra mente) proviene da AZIONE TRADIZIONALE.

C’è un’altra guerra in corso. Si chiama “infowar“, guerra dell’informazione, e si combatte sui media: stampa, TV, social.
Provate a guardare il telegiornale con occhi distaccati e vi renderete conto di come sia tutto studiato per farvi parteggiare per una parte ben precisa: le informazioni e le immagini sono filtrate (a volte distorte, come nel caso dei bombardamenti ucraini a Donetsk filmati da Rangeloni e poi fatti passare dai TG per attacchi russi a Kiev! https://t.me/vn_rangeloni/784).
Servizi ad orologeria, è il caso di dire.
Non paghi di quanto fatto finora, se ne escono che Putin sarebbe “pazzo“. Prima mitomane e montato, ora addirittura affetto da Parkinson e soggetto ad attacchi d’ira. Questo si afferma in un articolo pieno di “sarebbe”, “pare che”, “a quanto risulta”. Insomma, le comari al mercato sono più attendibili.
Come sempre, dunque, le democrazie, che hanno rimosso culturalmente la guerra (senza mai smettere di farla!), per combattere un nemico hanno bisogno di una giustificazione morale.
Ed ecco spiegata la demonizzazione in atto verso un nemico fatto passare per mostro.
E se combatti un mostro, tutto ti è concesso…
(Tratto da Corriere.it) – Putin malato: avrebbe attacchi d’ira causati dalle cure per il cancro di Andrea Marinelli
 
Vladimir Putin sarebbe malato: soffrirebbe di disturbi cerebrali causati dalla demenza, sarebbe affetto dal morbo di Parkinson, oppure avrebbe attacchi di rabbia provocati dai trattamenti con gli steroidi per curare il cancro. A tornare sui presunti problemi di salute del presidente russo è il Daily Mail, quotidiano non sempre affidabile ma molto informato che cita fonti di intelligence occidentali vicino al Cremlino: funzionari esperti dei Five Eyes, i «cinque occhi» dell’alleanza di intelligence che comprende Australia, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti. Come raccontato sul Corriere dallo scrittore Sandro Modeo, dietro a comportamenti dello zar ci potrebbero essere anche delicate spiegazioni di natura fisica e medica.

Numerosi rapporti occidentali sarebbero giunti a questa conclusione sovrapponendo al comportamento del presidente russo, 69 anni, l’evidente gonfiore del collo e della testa apparso nei video più recenti e il notevole distanziamento fisico imposto durante le visite dei leader stranieri al Cremlino. «Negli ultimi cinque anni c’è stato un deciso cambiamento nel suo processo decisionale, chi è vicino a lui ha notato anche una minore chiarezza nel parlare e nel capire il mondo che lo circonda», ha spiegato una fonte al Daily Mail, confermando che la mancanza di comprensione sarebbe dovuta anche all’assenza di pareri discordanti nel suo circolo ristretto, che gli impedirebbe di capire il fallimento dell’invasione ucraina. «Semplicemente, non viene informato», prosegue.

La storia del Daily Mail si basa probabilmente su un’unica fonte, è debole e difficilmente confermabile, ma rinforza i sospetti emersi nelle ultimi mesi: le scelte di Putin sarebbero influenzate dal Parkinson, da una forma più generica di demenza, oppure dall’uso prolungato di steroidi per curare il cancro, che ne avrebbe alterato l’equilibrio. Quest’ultima teoria sarebbe considerata credibile anche dall’intelligence britannica. La grande distanza mantenuta negli incontri delle ultime settimane con i leader stranieri — tenuti a sei metri, come nel caso di del presidente francese Emmanuel Macron — confermerebbe inoltre l’esistenza di malattie pregresse, che aumenterebbero i rischi di decesso nel caso contragga il Covid, o l’uso di farmaci che inibiscono il sistema immunitario, rendendo più facili le infezioni.

Proprio dopo l’incontro con Macron, un funzionario francese aveva confermato che Putin «non sembrasse lo stesso» di due anni prima, che fosse «fuori controllo». I britannici — ma anche gli americani — ritengono inoltre di avere una grande visibilità di ciò che succede nelle stanze del Cremlino: così si spiega anche la decisione inusuale di rendere pubbliche tutte le informazioni di intelligence, che di norma dovrebbero restare segrete, per anticipare — e magari scongiurare — le mosse di Mosca. «La nostra visibilità è straordinaria: rispetto a Xi Jinping e alla Cina, abbiamo una qualità eccezionale», ha detto al Daily Mail una fonte londinese.

L’articolo Combattono l’infowar sulla nostra pelle (e nella nostra mente) proviene da AZIONE TRADIZIONALE.

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