Libreria Cinabro

FUOCO | Il Giorno del Ricordo è memoria condivisa

Proponiamo, nel Giorno del Ricordo, l’estratto di un articolo presente sulla rivista FUOCO, scritto da Emanuele Merlino, presidente del Comitato 10 febbraio.

Il 10 febbraio 1947 la Repubblica Italiana ratificava il trattato di pace. Un trattato molto duro e severo per la nostra Nazione, uscita sconfitta dalla guerra, nonostante l’armistizio e la cobelligeranza. Il Trattato e gli altri accordi che seguirono, in particolare il Trattato di Osimo,  che non potremo approfondire in questa sede, portarono alla cessione alla Jugoslavia di Tito di gran parte delle sanguinose conquiste maturate al confine orientale al termine della Prima guerra mondiale, che fu la Quarta Guerra d’Indipendenza, il completamento del Risorgimento. 

E arrivò poi la Seconda Guerra Mondiale.

L’8 settembre 1943, nel momento del collasso istituzionale, politico e militare che accompagnò la dichiarazione dell’armistizio, non morì solamente la Patria, secondo la definizione di Ernesto Galli Della Loggia, ma anche un migliaio di italiani in Istria e Dalmazia, trucidati da unità partigiane che avevano approfittato del vuoto di potere. Quella prima ondata di violenze colpì i simboli dell’italianità e, naturalmente, tantissimi innocenti, tra cui Norma Cossetto, vittime del desiderio di rivalsa, per veri o presunti torti, della volontà di conquista e di espansione della nascente Jugoslavia titina dei partigiani slavo-comunisti, aiutati dagli antifascisti italiani. Nelle foibe, gli abissi naturali che scendono per decine di metri nel sottosuolo dell’entroterra giuliano e tradizionalmente usati come discarica, finirono quindi questi italiani, simboli di una presenza statuale che si voleva far sparire, nonché punti di riferimento di una possibile opposizione al progetto espansionista. Contrapposizioni sociali, politiche e nazionali si fusero in un terribile magma che sconvolse la società dell’Adriatico orientale e si sarebbe riproposto in maniera ancor più dirompente a guerra finita […]

L’articolo FUOCO | Il Giorno del Ricordo è memoria condivisa proviene da AZIONE TRADIZIONALE.

Proponiamo, nel Giorno del Ricordo, l’estratto di un articolo presente sulla rivista FUOCO, scritto da Emanuele Merlino, presidente del Comitato 10 febbraio.

Il 10 febbraio 1947 la Repubblica Italiana ratificava il trattato di pace. Un trattato molto duro e severo per la nostra Nazione, uscita sconfitta dalla guerra, nonostante l’armistizio e la cobelligeranza. Il Trattato e gli altri accordi che seguirono, in particolare il Trattato di Osimo,  che non potremo approfondire in questa sede, portarono alla cessione alla Jugoslavia di Tito di gran parte delle sanguinose conquiste maturate al confine orientale al termine della Prima guerra mondiale, che fu la Quarta Guerra d’Indipendenza, il completamento del Risorgimento. 

E arrivò poi la Seconda Guerra Mondiale.

L’8 settembre 1943, nel momento del collasso istituzionale, politico e militare che accompagnò la dichiarazione dell’armistizio, non morì solamente la Patria, secondo la definizione di Ernesto Galli Della Loggia, ma anche un migliaio di italiani in Istria e Dalmazia, trucidati da unità partigiane che avevano approfittato del vuoto di potere. Quella prima ondata di violenze colpì i simboli dell’italianità e, naturalmente, tantissimi innocenti, tra cui Norma Cossetto, vittime del desiderio di rivalsa, per veri o presunti torti, della volontà di conquista e di espansione della nascente Jugoslavia titina dei partigiani slavo-comunisti, aiutati dagli antifascisti italiani. Nelle foibe, gli abissi naturali che scendono per decine di metri nel sottosuolo dell’entroterra giuliano e tradizionalmente usati come discarica, finirono quindi questi italiani, simboli di una presenza statuale che si voleva far sparire, nonché punti di riferimento di una possibile opposizione al progetto espansionista. Contrapposizioni sociali, politiche e nazionali si fusero in un terribile magma che sconvolse la società dell’Adriatico orientale e si sarebbe riproposto in maniera ancor più dirompente a guerra finita […]

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