La storia del nostro Continente è costellata da innumerevoli di esempi di valore incarnati da altrettanti di eroi che si sono distinti in battaglia, indipendentemente da vittoria e sconfitta.  

Riscoprirne le gesta è un dovere e l’obiettivo di questa rubrica a cadenza mensile.

Il 24 marzo del 1999 iniziò l’operazione Allied Force. Gli esportatori di democrazia per eccellenza, gli USA e i loro fidi servitori (tra cui noi, e consigliamo vivamente di cercare su google chi fosse il ministro degli esteri nel ‘99) bombardarono la Serbia e Belgrado, causando la morte di 2500 civili, di cui quasi 100 bambini. Il casus belli era l’intervento di Belgrado nel Kosovo. Per i serbi, popolo estremamente orgoglioso delle proprie origini, il Kosovo rappresenta la loro patria. Per capire perché, è necessario fare un passo indietro nel tempo. 
I secoli XIV e XV vedevano l’Europa minacciata dall’espansione turca nel Continente, specialmente nella penisola balcanica. Prima della famosa caduta di Costantinopoli, datata 1453, gli Ottomani avevano già battuto ripetutamente i cristiani, ma, in un particolare episodio, la sconfitta cristiana passò totalmente in secondo piano a causa dell’ardore e della gloria con cui si ricoprirono i serbi, e in particolare la nobiltà guerriera. .
Il 15 giugno del 1389, nella Piana dei Merli (nell’attuale Kosovo) si affrontarono gli eserciti cristiani guidati dal principe serbo Lazar Hrebeljanovic, insieme a contingenti bosniaci e di altri paesi ortodossi, contro l’Impero Ottomano, il quale aveva cominciato già da alcuni anni la sua espansione verso Ovest. 
I serbi erano in netta inferiorità numerica, pari alla metà delle forze turche (25.000 contro 50.000). Consci dell’imminente sconfitta, accettarono la battaglia, e prima dell’inizio dello scontro si fecero battezzare. Un gesto niente affatto retorico o demagogico, ma che, anzi, riaffermava il tema tradizionale per cui più importante della vita terrena è quella ultraterrena. Più della vittoria materiale, la tenuta interiore e la battaglia fino all’estremo sacrificio per affermare una visione spirituale.   
Lo schieramento serbo era diviso in tre gruppi, l’ala sinistra era guidata dal genero del principe Lazar, Vuk Brankovic, al centro lo stesso principe e sulla destra il duca bosniaco Vlatko Vukovic. La battaglia dapprima portò vittorie per i serbi che annientarono  le ali ottomane. Tuttavia, a causa dei grossi rinforzi di cui i turchi potevano disporre, l’inerzia mutò rapidamente e la coalizione serba fu presto distrutta. La maggior parte dei nobili e dell’élite serba fu sterminata: anche il principe Lazar, venne fatto prigioniero e poco meno di due settimane dopo la battaglia morì. I serbi, dal canto loro, riuscirono con uno stratagemma  ad uccidere lo stesso sultano Murad. 
Di qui l’importanza identitaria del Kosovo per i serbi, territorio indubbiamente strategico di cui abbiamo parlato molte volte sulle pagine di AT.
L’insegnamento che ci arriva dalla battaglia della Piana dei Merli è limportanza dell’esempio dato dagli adulti alle generazioni più giovani.
Oggi, noi giovani, con davanti un futuro mai così incerto, non è ai “supereroi” o agli influencer propinatici dai media che dobbiamo guardare, ma agli eroi veri, come quegli indomiti nobili serbi che si fecero massacrare pur di lasciare una speranza, un fuoco acceso a tutte le generazioni future. Fuoco che poco più di 20 anni fa l’Occidente ha cercato di soffocare sotto le bombe.
Ma che ancora arde.

L’articolo Guerrieri d’Europa | La battaglia della Piana dei Merli (1389) e l’estremo sacrificio della nobiltà serba proviene da AZIONE TRADIZIONALE.

La storia del nostro Continente è costellata da innumerevoli di esempi di valore incarnati da altrettanti di eroi che si sono distinti in battaglia, indipendentemente da vittoria e sconfitta.  

Riscoprirne le gesta è un dovere e l’obiettivo di questa rubrica a cadenza mensile.

Il 24 marzo del 1999 iniziò l’operazione Allied Force. Gli esportatori di democrazia per eccellenza, gli USA e i loro fidi servitori (tra cui noi, e consigliamo vivamente di cercare su google chi fosse il ministro degli esteri nel ‘99) bombardarono la Serbia e Belgrado, causando la morte di 2500 civili, di cui quasi 100 bambini. Il casus belli era l’intervento di Belgrado nel Kosovo. Per i serbi, popolo estremamente orgoglioso delle proprie origini, il Kosovo rappresenta la loro patria. Per capire perché, è necessario fare un passo indietro nel tempo. 
I secoli XIV e XV vedevano l’Europa minacciata dall’espansione turca nel Continente, specialmente nella penisola balcanica. Prima della famosa caduta di Costantinopoli, datata 1453, gli Ottomani avevano già battuto ripetutamente i cristiani, ma, in un particolare episodio, la sconfitta cristiana passò totalmente in secondo piano a causa dell’ardore e della gloria con cui si ricoprirono i serbi, e in particolare la nobiltà guerriera. .
Il 15 giugno del 1389, nella Piana dei Merli (nell’attuale Kosovo) si affrontarono gli eserciti cristiani guidati dal principe serbo Lazar Hrebeljanovic, insieme a contingenti bosniaci e di altri paesi ortodossi, contro l’Impero Ottomano, il quale aveva cominciato già da alcuni anni la sua espansione verso Ovest. 
I serbi erano in netta inferiorità numerica, pari alla metà delle forze turche (25.000 contro 50.000). Consci dell’imminente sconfitta, accettarono la battaglia, e prima dell’inizio dello scontro si fecero battezzare. Un gesto niente affatto retorico o demagogico, ma che, anzi, riaffermava il tema tradizionale per cui più importante della vita terrena è quella ultraterrena. Più della vittoria materiale, la tenuta interiore e la battaglia fino all’estremo sacrificio per affermare una visione spirituale.   
Lo schieramento serbo era diviso in tre gruppi, l’ala sinistra era guidata dal genero del principe Lazar, Vuk Brankovic, al centro lo stesso principe e sulla destra il duca bosniaco Vlatko Vukovic. La battaglia dapprima portò vittorie per i serbi che annientarono  le ali ottomane. Tuttavia, a causa dei grossi rinforzi di cui i turchi potevano disporre, l’inerzia mutò rapidamente e la coalizione serba fu presto distrutta. La maggior parte dei nobili e dell’élite serba fu sterminata: anche il principe Lazar, venne fatto prigioniero e poco meno di due settimane dopo la battaglia morì. I serbi, dal canto loro, riuscirono con uno stratagemma  ad uccidere lo stesso sultano Murad. 
Di qui l’importanza identitaria del Kosovo per i serbi, territorio indubbiamente strategico di cui abbiamo parlato molte volte sulle pagine di AT.
L’insegnamento che ci arriva dalla battaglia della Piana dei Merli è limportanza dell’esempio dato dagli adulti alle generazioni più giovani.
Oggi, noi giovani, con davanti un futuro mai così incerto, non è ai “supereroi” o agli influencer propinatici dai media che dobbiamo guardare, ma agli eroi veri, come quegli indomiti nobili serbi che si fecero massacrare pur di lasciare una speranza, un fuoco acceso a tutte le generazioni future. Fuoco che poco più di 20 anni fa l’Occidente ha cercato di soffocare sotto le bombe.
Ma che ancora arde.

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