Se verrà imposto di ascoltare il battito dei propri figli in grembo alle donne che intendono abortire, non siamo proprio d’accordo. Indubbiamente, sarebbe una misura efficace per riaffermare – e far prendere consapevolezza alle donne del fatto – che il feto è vita, il feto è un bambino, un essere umano prossimo alla venuta al mondo.
Non crediamo che questo ‘ascolto del battito’ sarebbe una violenza verso le donne, una tortura, una cattiveria, come molti la definiscono: perché la tortura, la cattiveria la compiono coloro che abortiscono, che scaricano il peso di una situazione già delicata su un essere innocente, sulla purezza di un essere indifeso ma già degno di rispetto e considerazione. Certamente, sarebbe una misura forte, ma le misure forti occorrono quando la posta in gioco è alta. E sembra quasi che i pro-aborto (caspita quanti sono… veramente un partito trasversale) temano che questa misura di consapevolezza – perché così la madre se ne rende conto, capisce che non si sta staccando la peluria in eccesso o il dente del giudizio, bensì una vita autonoma, una vita vera con un cuore che batte – dicevamo, questa misura di consapevolezza possa far ‘svegliare il boia’.
Eh sì, perché sarebbe ben più facile chiudere gli occhi, girare la testa, dare retta alle cliniche dell’aborto secondo cui ‘non è vita’. Ben più difficile sarebbe – ascoltato il battito – compiere la stessa scelta con la presa coscienza che si toglie la vita.
A un essere umano. Al proprio figlio. Troppo, per i pro-aborto: loro vogliono che le donne abortiscano senza troppi patemi e senza troppe fatiche di coscienza: una punturina, un’aspirazione veloce, il raschiamento a ripulire e via, nel cestino dei rifiuti organici (perché il cimitero dei bambini mai nati è un’altra cosa che fa male, perché dà coscienza).
Però, dicevamo, non siamo del tutto d’accordo con il cd. ‘ascolto del battito’. E ciò proprio perché quel feto è già vita, quel feto è già un essere, è già manifestazione e, quindi, è già degno del massimo rispetto: non può essere usato e manipolato come uno strumento di persuasione; non può divenire fantoccio da utilizzare per smuovere una coscienza; non deve essere chiamato a provare di avere dignità esibendo il cuoricino di nanomillimetri che però già batte forte e cadenzato. Una madre non deve necessitare di ascoltare un battito per salvare il proprio figlio. Quel bimbo non deve essere sottoposto a un macabro esame, quasi fosse l’unico ‘esame della vita’ che gli spetta, ove presunti giudici della vita decidono della sua sorte in base alle reazioni che quel battito esercita sulle loro coscienze.
Il feto è una vita. E’ degna di rispetto e tutela, della stessa protezione che si accordano a quegli esseri indifesi, parte della manifestazione, che Dio ha voluto tra noi e che nessuno, battito o non battito, ha diritto di togliere di mezzo a cuor leggero, ove ‘occhio non vede, cuore non duole’, ma è solo il cuore degli abortisti a non soffrire.
(Tratto da ilfattoquotidiano.it) – Aborto, la nuova stretta di Orban “le donne dovranno ascoltare il battito del feto prima di interrompere la gravidanza” 

Viktor Orban stringe ancora sull’aborto: le donne ungheresi dovranno ascoltare il battito del feto prima di abortire. Lo ha deciso il governo di Budapest con decreto del ministero dell’Interno pubblicato sulla Gazzetta ufficiale ungherese. Oltre ai requisiti già previsti per abortire, la nuova norma rende obbligatorio per i medici presentare alle donne la prova “chiaramente identificabile delle funzioni vitali del feto”. In altre parole un’ecografia del cuore.

Firmato dal ministro dell’Interno Sandor Pinter, il decreto entrerà in vigore a partire da giovedì 15 settembre. Il partito di estrema destra Mi Hazank ha fatto sapere di essere lieto che “le mamme ora ascolteranno il battito cardiaco fetale”, anche se il testo non lo afferma esplicitamente in questi termini. “Almeno per alcuni secondi, il bambino in età fetale potrà essere ascoltato dalla madre prima che venga eseguito l’aborto”, ha detto la deputata Dora Duro in un post su Facebook. In Ungheria l’aborto fino alla dodicesima settimana di gravidanza è legale dagli anni ’50. La legge, modificata nel 1992, “non è scolpita nella pietra in un Paese cristiano degno di questo nome. Scriviamo la storia!”, ha aggiunto, ringraziando le organizzazioni pro-vita per il loro sostegno. Amnesty International parla di un “preoccupante declino“. Questa decisione presa “senza alcuna consultazione” renderà “più difficile l’accesso all’aborto” e “traumatizzerà più donne già in situazioni difficili”, ha detto all’Afp il portavoce Aron Demeter. La legge ungherese prevede che si possa abortire in quattro casi: gravidanza in conseguenza di un reato o violenza sessuale, pericolo per la salute della donna, embrione con handicap fisico grave, situazione sociale insostenibile della donna.

L’articolo Il battito della Verità proviene da AZIONE TRADIZIONALE.

Se verrà imposto di ascoltare il battito dei propri figli in grembo alle donne che intendono abortire, non siamo proprio d’accordo. Indubbiamente, sarebbe una misura efficace per riaffermare – e far prendere consapevolezza alle donne del fatto – che il feto è vita, il feto è un bambino, un essere umano prossimo alla venuta al mondo.
Non crediamo che questo ‘ascolto del battito’ sarebbe una violenza verso le donne, una tortura, una cattiveria, come molti la definiscono: perché la tortura, la cattiveria la compiono coloro che abortiscono, che scaricano il peso di una situazione già delicata su un essere innocente, sulla purezza di un essere indifeso ma già degno di rispetto e considerazione. Certamente, sarebbe una misura forte, ma le misure forti occorrono quando la posta in gioco è alta. E sembra quasi che i pro-aborto (caspita quanti sono… veramente un partito trasversale) temano che questa misura di consapevolezza – perché così la madre se ne rende conto, capisce che non si sta staccando la peluria in eccesso o il dente del giudizio, bensì una vita autonoma, una vita vera con un cuore che batte – dicevamo, questa misura di consapevolezza possa far ‘svegliare il boia’.
Eh sì, perché sarebbe ben più facile chiudere gli occhi, girare la testa, dare retta alle cliniche dell’aborto secondo cui ‘non è vita’. Ben più difficile sarebbe – ascoltato il battito – compiere la stessa scelta con la presa coscienza che si toglie la vita.
A un essere umano. Al proprio figlio. Troppo, per i pro-aborto: loro vogliono che le donne abortiscano senza troppi patemi e senza troppe fatiche di coscienza: una punturina, un’aspirazione veloce, il raschiamento a ripulire e via, nel cestino dei rifiuti organici (perché il cimitero dei bambini mai nati è un’altra cosa che fa male, perché dà coscienza).
Però, dicevamo, non siamo del tutto d’accordo con il cd. ‘ascolto del battito’. E ciò proprio perché quel feto è già vita, quel feto è già un essere, è già manifestazione e, quindi, è già degno del massimo rispetto: non può essere usato e manipolato come uno strumento di persuasione; non può divenire fantoccio da utilizzare per smuovere una coscienza; non deve essere chiamato a provare di avere dignità esibendo il cuoricino di nanomillimetri che però già batte forte e cadenzato. Una madre non deve necessitare di ascoltare un battito per salvare il proprio figlio. Quel bimbo non deve essere sottoposto a un macabro esame, quasi fosse l’unico ‘esame della vita’ che gli spetta, ove presunti giudici della vita decidono della sua sorte in base alle reazioni che quel battito esercita sulle loro coscienze.
Il feto è una vita. E’ degna di rispetto e tutela, della stessa protezione che si accordano a quegli esseri indifesi, parte della manifestazione, che Dio ha voluto tra noi e che nessuno, battito o non battito, ha diritto di togliere di mezzo a cuor leggero, ove ‘occhio non vede, cuore non duole’, ma è solo il cuore degli abortisti a non soffrire.
(Tratto da ilfattoquotidiano.it) – Aborto, la nuova stretta di Orban “le donne dovranno ascoltare il battito del feto prima di interrompere la gravidanza” 

Viktor Orban stringe ancora sull’aborto: le donne ungheresi dovranno ascoltare il battito del feto prima di abortire. Lo ha deciso il governo di Budapest con decreto del ministero dell’Interno pubblicato sulla Gazzetta ufficiale ungherese. Oltre ai requisiti già previsti per abortire, la nuova norma rende obbligatorio per i medici presentare alle donne la prova “chiaramente identificabile delle funzioni vitali del feto”. In altre parole un’ecografia del cuore.

Firmato dal ministro dell’Interno Sandor Pinter, il decreto entrerà in vigore a partire da giovedì 15 settembre. Il partito di estrema destra Mi Hazank ha fatto sapere di essere lieto che “le mamme ora ascolteranno il battito cardiaco fetale”, anche se il testo non lo afferma esplicitamente in questi termini. “Almeno per alcuni secondi, il bambino in età fetale potrà essere ascoltato dalla madre prima che venga eseguito l’aborto”, ha detto la deputata Dora Duro in un post su Facebook. In Ungheria l’aborto fino alla dodicesima settimana di gravidanza è legale dagli anni ’50. La legge, modificata nel 1992, “non è scolpita nella pietra in un Paese cristiano degno di questo nome. Scriviamo la storia!”, ha aggiunto, ringraziando le organizzazioni pro-vita per il loro sostegno. Amnesty International parla di un “preoccupante declino“. Questa decisione presa “senza alcuna consultazione” renderà “più difficile l’accesso all’aborto” e “traumatizzerà più donne già in situazioni difficili”, ha detto all’Afp il portavoce Aron Demeter. La legge ungherese prevede che si possa abortire in quattro casi: gravidanza in conseguenza di un reato o violenza sessuale, pericolo per la salute della donna, embrione con handicap fisico grave, situazione sociale insostenibile della donna.

L’articolo Il battito della Verità proviene da AZIONE TRADIZIONALE.