Libreria Cinabro

Il divieto di esporre bandiere straniere all’esterno degli edifici pubblici non vale per quelle ucraine

All’indomani dello scoppio della guerra in Ucraina, molti enti pubblici hanno dato mostra di non essere dei carrozzoni inefficienti, non hanno perso tempo e si sono dati da fare. Il mondo, d’altra parte, li stava a guardare. Chissà se anche qualche attento pubblico ministero si è accorto di loro… Ma procediamo con ordine.
Nonostante molte delle bandiere che obbligatoriamente dovrebbero essere “esposte in buono stato e correttamente dispiegate” non lo siano quasi mai, l’eccesso di zelo “li ha divorati”: la smania di esprimere il loro sostegno unito allo sdegno ha condotto molti amministratori locali a ricordarsi che, fuori dalle finestre o dai balconi dei propri uffici di rappresentanza, c’erano delle aste sulle quali sventolavano brandelli di bandiere italiane verdi-grigie-rosse e dalle quali invece potevano ora manifestare tutta la loro solidarietà per il popolo ucraino.
E’ il 25 febbraio e a dare avvio al carosello sembra essere stato il sindaco di Concorezzo in Provincia di Monza e Brianza, il quale invita un concittadino di origini ucraine ad esporre la bandiera della solidarietà dal balconcino del Municipio. Ed ecco che parte la corsa a sbandierare vessilli e coccarde gialloblù: passa qualche ora e la suddetta bandiera, con tanto di foto di rito e cerimonia pubblica, viene issata, “al fianco di quella italiana e dell’Unione europea”, anche sul palazzo del Municipio di Fidenza. Seguono Mantova e Siena.
La guerra continua, i Russi avanzano, bombardano, uccidono, stuprano, mangiano i bambini ed è la volta dei Comuni di Venezia e di Mestre: il sindaco della prima si fa ritrarre con lo sguardo commosso rivolto ai colori gialloblù che garriscono al vento (sarà di origini veronesi!?). Siamo ai primi di maggio ed è la volta della Giunta Micciché di Agrigento.
La lista forse è più lunga e il primato spetterà a qualcun altro ma non faremmo un onore ai lorsignori amministratori se li citassimo tutti e nell’ordine giusto. Anche se il noto brocardo latino “prior in tempore, potior in iure” (“prima nel tempo, preferito nel diritto”) non sarebbe più azzeccato, in quanto è proprio il diritto ad essere stato coinvolto, anzi stravolto, dai pionieri della bandiera: ci troviamo infatti di fronte ad una palese e sfacciata violazione del diritto italiano, che forse qualche magistrato si ricorderà di applicare.
Proprio nel D.P.R. n. 121 del 2000 – dove si afferma che gli enti pubblici devono esporre all’esterno “in buono stato e correttamente dispiegate” le bandiere della Repubblica italiana e dell’Unione europea – è altresì ribadito con fermezza che “all’esterno e all’interno degli edifici pubblici si espongono bandiere di Paesi stranieri solo nei casi di convegni, incontri e manifestazioni internazionali, o di visite ufficiali di personalità straniere, o per analoghe ragioni cerimoniali” e che tra le Faq del Cerimoniale di Stato, consultabili sul sito del Governo italiano, si vieta l’esposizione in pubblico di bandiere straniere da parte di enti pubblici salvo che in occasione degli incontri bilaterali o comunque internazionali.
Ci sarà qualche magistrato che farà valere la legge italiana applicandola? Per una volta ce lo auguriamo ma non ci speriamo.

L’articolo Il divieto di esporre bandiere straniere all’esterno degli edifici pubblici non vale per quelle ucraine proviene da AZIONE TRADIZIONALE.

All’indomani dello scoppio della guerra in Ucraina, molti enti pubblici hanno dato mostra di non essere dei carrozzoni inefficienti, non hanno perso tempo e si sono dati da fare. Il mondo, d’altra parte, li stava a guardare. Chissà se anche qualche attento pubblico ministero si è accorto di loro… Ma procediamo con ordine.
Nonostante molte delle bandiere che obbligatoriamente dovrebbero essere “esposte in buono stato e correttamente dispiegate” non lo siano quasi mai, l’eccesso di zelo “li ha divorati”: la smania di esprimere il loro sostegno unito allo sdegno ha condotto molti amministratori locali a ricordarsi che, fuori dalle finestre o dai balconi dei propri uffici di rappresentanza, c’erano delle aste sulle quali sventolavano brandelli di bandiere italiane verdi-grigie-rosse e dalle quali invece potevano ora manifestare tutta la loro solidarietà per il popolo ucraino.
E’ il 25 febbraio e a dare avvio al carosello sembra essere stato il sindaco di Concorezzo in Provincia di Monza e Brianza, il quale invita un concittadino di origini ucraine ad esporre la bandiera della solidarietà dal balconcino del Municipio. Ed ecco che parte la corsa a sbandierare vessilli e coccarde gialloblù: passa qualche ora e la suddetta bandiera, con tanto di foto di rito e cerimonia pubblica, viene issata, “al fianco di quella italiana e dell’Unione europea”, anche sul palazzo del Municipio di Fidenza. Seguono Mantova e Siena.
La guerra continua, i Russi avanzano, bombardano, uccidono, stuprano, mangiano i bambini ed è la volta dei Comuni di Venezia e di Mestre: il sindaco della prima si fa ritrarre con lo sguardo commosso rivolto ai colori gialloblù che garriscono al vento (sarà di origini veronesi!?). Siamo ai primi di maggio ed è la volta della Giunta Micciché di Agrigento.
La lista forse è più lunga e il primato spetterà a qualcun altro ma non faremmo un onore ai lorsignori amministratori se li citassimo tutti e nell’ordine giusto. Anche se il noto brocardo latino “prior in tempore, potior in iure” (“prima nel tempo, preferito nel diritto”) non sarebbe più azzeccato, in quanto è proprio il diritto ad essere stato coinvolto, anzi stravolto, dai pionieri della bandiera: ci troviamo infatti di fronte ad una palese e sfacciata violazione del diritto italiano, che forse qualche magistrato si ricorderà di applicare.
Proprio nel D.P.R. n. 121 del 2000 – dove si afferma che gli enti pubblici devono esporre all’esterno “in buono stato e correttamente dispiegate” le bandiere della Repubblica italiana e dell’Unione europea – è altresì ribadito con fermezza che “all’esterno e all’interno degli edifici pubblici si espongono bandiere di Paesi stranieri solo nei casi di convegni, incontri e manifestazioni internazionali, o di visite ufficiali di personalità straniere, o per analoghe ragioni cerimoniali” e che tra le Faq del Cerimoniale di Stato, consultabili sul sito del Governo italiano, si vieta l’esposizione in pubblico di bandiere straniere da parte di enti pubblici salvo che in occasione degli incontri bilaterali o comunque internazionali.
Ci sarà qualche magistrato che farà valere la legge italiana applicandola? Per una volta ce lo auguriamo ma non ci speriamo.

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