Libreria Cinabro

Li manda Picone

tratto dal sito di Heliodromos
In un vecchio film del regista Nanni Loy (Mi manda Picone, del 1983), Giancarlo Giannini interpreta, da par suo, il ruolo di Salvatore, impiegato all’obitorio di Napoli e uomo mediocre e insignificante, dedito all’arte di arrangiarsi provvedendo alla propria sopravvivenza attraverso piccoli espedienti e vigliacche furbizie; il quale si trova, suo malgrado, coinvolto nella scomparsa di un boss della camorra (Picone, appunto), che vive una doppia identità, mascherato da operaio dell’Italsider. Incaricato dalla moglie di Picone, ignara della vera attività del marito, di mettersi alla sua ricerca, Salvatore viene in possesso della sua voluminosa agenda, dove sono appuntati minuziosamente nomi, indirizzi e numeri di telefono di quelli che si riveleranno essere delle vittime taglieggiate da Picone nella sua attività estorsiva. Questi, al solo sentirsi dire “mi manda Picone”, provvedono senza batter ciglio a versare somme di denaro per tangenti sempre più esose e rilevanti all’incredulo Salvatore; il quale, col tempo, si adegua, acquista coraggio, diventa arrogante e grintoso, esige e incassa, prendendo gusto alla sua nuova e redditizia attività. 
Lasciamo il piacere di scoprire il finale, a sorpresa, a quanti volessero andarsi a rivedere il film. Qui ci interessa solo constatare che esso svela, indirettamente, l’apparente mistero dei nostri giorni. Com’è possibile, infatti, che personaggi senza arte né parte, delle nullità e dei perfetti idioti nella maggioranza dei casi — a cui aderisce esattamente la definizione di “nessuno mischiato con niente”, in uso in Sicilia — assurgano, dall’oggi al domani, a ruoli importanti e ad una inspiegabile notorietà? A cominciare dal mostriciattolo svedese con le trecce e gli occhi spiritati, che già da un po’ di tempo ci rompe l’anima con la storia del riscaldamento globale, esigendo dai potenti del mondo provvedimenti e prese di posizione estreme e definitive, dal carattere fortemente deleterio per la vita sociale ed economica dell’intera popolazione mondiale; di fronte ai cui “bla, bla” persino l’impostore vestito di bianco di Santa Marta scatta sull’attenti. Oppure il “suonatore improprio di pianoforte” ucraino, impegnato giornalmente a richiamare all’ordine e impartire lezioni a parlamenti, capi di governo e autorità politiche, per imporre la sua personalissima agenda mondiale. Per non parlare dell’inguardabile nostro ministro della (presunta) salute, che è riuscito a combinare quello che sappiamo, insieme ai suoi degni scudieri.
E il lungo elenco potrebbe proseguire a oltranza, scendendo in sempre più bassi e infami gironi infernali, verso i direttori dei giornali e i conduttori televisivi, i ministri e i capi di partito, gli esperti improvvisati del tema del momento e gli uomini di Chiesa. Di fatto, li manda tutti Picone; ed è solo questa “copertura” a renderli così arroganti e pretenziosi, facendoli sentire onnipotenti e in grado di potersi permettere qualunque sopruso ed arbitrio. Per cui, non sarà sicuramente puntando a loro che si potrà individuare l’origine vera dei nostri problemi attuali; bisognerà arrivare direttamente a “Picone” stesso, strappandogli una volta per tutte gli artigli e facendogli saltare in bocca le zanne malefiche che lo contraddistinguono, dall’inizio dei tempi. Certo, in questo modo si rischia di passare per complottisti e dietrologi, accuse altamente invalidanti di questi tempi, ma l’istinto di sopravvivenza ci fa dire che è meglio essere presi per dietrologi, piuttosto che essere sorpresi a tradimento… da dietro!

L’articolo Li manda Picone proviene da AZIONE TRADIZIONALE.

tratto dal sito di Heliodromos
In un vecchio film del regista Nanni Loy (Mi manda Picone, del 1983), Giancarlo Giannini interpreta, da par suo, il ruolo di Salvatore, impiegato all’obitorio di Napoli e uomo mediocre e insignificante, dedito all’arte di arrangiarsi provvedendo alla propria sopravvivenza attraverso piccoli espedienti e vigliacche furbizie; il quale si trova, suo malgrado, coinvolto nella scomparsa di un boss della camorra (Picone, appunto), che vive una doppia identità, mascherato da operaio dell’Italsider. Incaricato dalla moglie di Picone, ignara della vera attività del marito, di mettersi alla sua ricerca, Salvatore viene in possesso della sua voluminosa agenda, dove sono appuntati minuziosamente nomi, indirizzi e numeri di telefono di quelli che si riveleranno essere delle vittime taglieggiate da Picone nella sua attività estorsiva. Questi, al solo sentirsi dire “mi manda Picone”, provvedono senza batter ciglio a versare somme di denaro per tangenti sempre più esose e rilevanti all’incredulo Salvatore; il quale, col tempo, si adegua, acquista coraggio, diventa arrogante e grintoso, esige e incassa, prendendo gusto alla sua nuova e redditizia attività. 
Lasciamo il piacere di scoprire il finale, a sorpresa, a quanti volessero andarsi a rivedere il film. Qui ci interessa solo constatare che esso svela, indirettamente, l’apparente mistero dei nostri giorni. Com’è possibile, infatti, che personaggi senza arte né parte, delle nullità e dei perfetti idioti nella maggioranza dei casi — a cui aderisce esattamente la definizione di “nessuno mischiato con niente”, in uso in Sicilia — assurgano, dall’oggi al domani, a ruoli importanti e ad una inspiegabile notorietà? A cominciare dal mostriciattolo svedese con le trecce e gli occhi spiritati, che già da un po’ di tempo ci rompe l’anima con la storia del riscaldamento globale, esigendo dai potenti del mondo provvedimenti e prese di posizione estreme e definitive, dal carattere fortemente deleterio per la vita sociale ed economica dell’intera popolazione mondiale; di fronte ai cui “bla, bla” persino l’impostore vestito di bianco di Santa Marta scatta sull’attenti. Oppure il “suonatore improprio di pianoforte” ucraino, impegnato giornalmente a richiamare all’ordine e impartire lezioni a parlamenti, capi di governo e autorità politiche, per imporre la sua personalissima agenda mondiale. Per non parlare dell’inguardabile nostro ministro della (presunta) salute, che è riuscito a combinare quello che sappiamo, insieme ai suoi degni scudieri.
E il lungo elenco potrebbe proseguire a oltranza, scendendo in sempre più bassi e infami gironi infernali, verso i direttori dei giornali e i conduttori televisivi, i ministri e i capi di partito, gli esperti improvvisati del tema del momento e gli uomini di Chiesa. Di fatto, li manda tutti Picone; ed è solo questa “copertura” a renderli così arroganti e pretenziosi, facendoli sentire onnipotenti e in grado di potersi permettere qualunque sopruso ed arbitrio. Per cui, non sarà sicuramente puntando a loro che si potrà individuare l’origine vera dei nostri problemi attuali; bisognerà arrivare direttamente a “Picone” stesso, strappandogli una volta per tutte gli artigli e facendogli saltare in bocca le zanne malefiche che lo contraddistinguono, dall’inizio dei tempi. Certo, in questo modo si rischia di passare per complottisti e dietrologi, accuse altamente invalidanti di questi tempi, ma l’istinto di sopravvivenza ci fa dire che è meglio essere presi per dietrologi, piuttosto che essere sorpresi a tradimento… da dietro!

L’articolo Li manda Picone proviene da AZIONE TRADIZIONALE.

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