Seconda puntata della nostra rubrica. Oggi ci concentriamo sul linguaggio scritto.

Potremmo iniziare con… “abbiamo provveduto a illustrare tramite congrui esempi come effettivamente si atteggi la maniera di parlare di colui che”…

Perché dire “abbiamo spiegato che” sembra sbagliato. Sembra troppo semplice.

Il mondo moderno ha paura delle parole concrete: “pagare” diventa “corrispondere”, “fare” diventa “provvedere a”, “lettera” diventa “missiva”, in una continua ricerca di ampollosità, astrazione e ambiguità che nasconde una forte insicurezza e un modo di pensare torbido.

Le parole sono armi. Parlare ambiguamente, astrattamente significa non centrare il bersaglio, addossare a chi ascolta il compito di interpretare le nostre intenzioni, che spesso vengono fraintese.

La “cittadinanza” (brutto termine giacobino!) non esiste. Nemmeno “la gente” esiste, è un’astrazione artificiosa. Così come sentimenti. Se ami, dillo; se odi, dillo. Non dire “provo sentimenti”. Che sentimenti? Sei confuso.

Chi va dritto al punto non è confuso, chi si balocca in astrazioni e vie traverse ha una nuvola di polvere attorno a sé: è la differenza tra un’aquila e una iena. Entrambe cacciano, ma una afferra con artigli sicuri e sale al cielo, l’altra si trascina in vagabondaggi e si nutre di ciò che altri cacciano.

Sappiamo bene, tra le due, che cosa bisogna essere.

L’articolo MAI COME LORO | Scrivere e parlare differenziati (2) proviene da AZIONE TRADIZIONALE.

Seconda puntata della nostra rubrica. Oggi ci concentriamo sul linguaggio scritto.

Potremmo iniziare con… “abbiamo provveduto a illustrare tramite congrui esempi come effettivamente si atteggi la maniera di parlare di colui che”…

Perché dire “abbiamo spiegato che” sembra sbagliato. Sembra troppo semplice.

Il mondo moderno ha paura delle parole concrete: “pagare” diventa “corrispondere”, “fare” diventa “provvedere a”, “lettera” diventa “missiva”, in una continua ricerca di ampollosità, astrazione e ambiguità che nasconde una forte insicurezza e un modo di pensare torbido.

Le parole sono armi. Parlare ambiguamente, astrattamente significa non centrare il bersaglio, addossare a chi ascolta il compito di interpretare le nostre intenzioni, che spesso vengono fraintese.

La “cittadinanza” (brutto termine giacobino!) non esiste. Nemmeno “la gente” esiste, è un’astrazione artificiosa. Così come sentimenti. Se ami, dillo; se odi, dillo. Non dire “provo sentimenti”. Che sentimenti? Sei confuso.

Chi va dritto al punto non è confuso, chi si balocca in astrazioni e vie traverse ha una nuvola di polvere attorno a sé: è la differenza tra un’aquila e una iena. Entrambe cacciano, ma una afferra con artigli sicuri e sale al cielo, l’altra si trascina in vagabondaggi e si nutre di ciò che altri cacciano.

Sappiamo bene, tra le due, che cosa bisogna essere.

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