Oggi iniziamo questa nuova rubrica, che tratta un tema per noi essenziale.
La rettificazione dell’uomo e il suo passaggio da persona a individuo passano anche da una rettificazione del linguaggio scritto e parlato, che deve ritrovare schiettezza e semplicità.
Un linguaggio chiaro, diretto e romano è proprio di chi sa cosa deve comunicare, di quando deve tacere e di ciò a cui è orientato. Un linguaggio ambiguo, pieno di perifrasi e sottintesi è invece tipico di una mente contorta e paurosa.
Iniziamo questa rubrica con un esempio molto attuale: l’uso frequente di espressioni impersonali per sottrarsi alla responsabilità di quello che si vuole (ecco l’impersonale!) comunicare.
“Si allega il documento” … ma sia ben chiaro, non mi sto assumendo responsabilità per ciò che allego.
“Si informa che” … ma non prendertela con me per ciò che sto dicendo, non dipende da me.
“Si avvisa il pubblico che…”, ma non è una decisione criticabile, devi prenderla così com’è, o sono guai.
Potremmo andare avanti con gli esempi, ma ci fermiamo qui.
Questo linguaggio impersonale è quanto più lontano possibile dall’impersonalità tradizionale.
Negli esempi che abbiamo appena fatto si è impersonali per sottrarsi alle responsabilità; chi agisce in maniera davvero impersonale, invece, piuttosto si sottrae al riconoscimento egocentrico di un merito.
Non avere timore di dire “allego il documento”, “ti informo che”, “ti avviso che”. Se non condividi quello che trasmetti, dillo, oppure non farlo.
Non essere tortuoso. Assumiti la responsabilità di ciò che dici.

L’articolo MAI COME LORO | Scrivere e parlare differenziati proviene da AZIONE TRADIZIONALE.

Oggi iniziamo questa nuova rubrica, che tratta un tema per noi essenziale.
La rettificazione dell’uomo e il suo passaggio da persona a individuo passano anche da una rettificazione del linguaggio scritto e parlato, che deve ritrovare schiettezza e semplicità.
Un linguaggio chiaro, diretto e romano è proprio di chi sa cosa deve comunicare, di quando deve tacere e di ciò a cui è orientato. Un linguaggio ambiguo, pieno di perifrasi e sottintesi è invece tipico di una mente contorta e paurosa.
Iniziamo questa rubrica con un esempio molto attuale: l’uso frequente di espressioni impersonali per sottrarsi alla responsabilità di quello che si vuole (ecco l’impersonale!) comunicare.
“Si allega il documento” … ma sia ben chiaro, non mi sto assumendo responsabilità per ciò che allego.
“Si informa che” … ma non prendertela con me per ciò che sto dicendo, non dipende da me.
“Si avvisa il pubblico che…”, ma non è una decisione criticabile, devi prenderla così com’è, o sono guai.
Potremmo andare avanti con gli esempi, ma ci fermiamo qui.
Questo linguaggio impersonale è quanto più lontano possibile dall’impersonalità tradizionale.
Negli esempi che abbiamo appena fatto si è impersonali per sottrarsi alle responsabilità; chi agisce in maniera davvero impersonale, invece, piuttosto si sottrae al riconoscimento egocentrico di un merito.
Non avere timore di dire “allego il documento”, “ti informo che”, “ti avviso che”. Se non condividi quello che trasmetti, dillo, oppure non farlo.
Non essere tortuoso. Assumiti la responsabilità di ciò che dici.

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