Spesso, soprattutto di fronte alle cadute o nei momenti critici della vita, ci si interroga sulla ‘Bontà’ divina, sulla Sua misericordia, sulla Sua giustizia.
Le risposte a tali domande, ricorrenti nell’esperienza umana in relazione con il Sacro, le possiamo trovare in queste parole di Sant’Antonio Abate, che con semplice linearità, andando oltre una visione semplicisticamente duale e sentimentale – tipica dell’approccio più esteriore a Dio e alla spiritualità – descrive l’irruzione del Bene divino nella vita di ciascuno, nella misura in cui ognuno è disposto ad aprirsi a tale Bene; esattamente paragonabile all’apertura degli occhi di fronte alla luce del Sole. Un concetto di Bene, dunque, che non è morale, ma ontologico e ‘metafisico’.
Come l’occhio inondato dalla luce diviene tutt’uno con essa, così l’uomo che apre il proprio cuore a Dio va oltre l’illusione della separazione.
Allo stesso modo, è solo il rifiuto della luce che ci espone alle tenebre.

Dio è la pienezza del bene, immune da passione e da mutamento. Se accettiamo come verità giusta l’immutabilità divina, rimaniamo perplessi di fronte alle raffigurazioni umane di Dio che Lo presentano gioioso del bene compiuto dall’uomo, sdegnoso col malvagio, irritato con i peccatori e misericordioso con chi si pente. La risposta a tali perplessità la troviamo nel pensiero che Dio non gioisce e non si irrita; gioia e ira sono passioni e quindi mutamenti.

Dio è la pienezza del bene e le sue opere non sono che bene, non reca male a nessuno ed è sempre se stesso. Quando noi riusciamo ad esser buoni entriamo in comunione con Lui attraverso la somiglianza nel bene; quando siamo malvagi, ci separiamo da Lui, perdendo la somiglianza nel bene. Vivendo con purità di vita siamo uniti a Lui, vivendo malvagiamente ci stacchiamo da Lui. Non possiamo dire, in quest’ultimo caso, propriamente che Dio è irritato con noi, ma piuttosto che i nostri peccati non lasciano passare in noi la chiarità luminosa di Dio. Sono i peccati che ci sottomettono alle fustigazioni dei démoni.

Quando mediante la preghiera e le azioni pure, otteniamo il perdono, non è Dio che cambia, ma noi. Col pentimento e la purificazione curiamo in male nel nostro essere e ritroviamo la partecipazione alla bontà perfetta di Dio. Dire che Dio volge la sua faccia altrove di fronte al peccatore, equivale all’assurda pretesa che il sole si nasconda da chi chiude gli occhi per non vederlo.

 

 

L’articolo Metafisica del Bene e del Male proviene da AZIONE TRADIZIONALE.

Spesso, soprattutto di fronte alle cadute o nei momenti critici della vita, ci si interroga sulla ‘Bontà’ divina, sulla Sua misericordia, sulla Sua giustizia.
Le risposte a tali domande, ricorrenti nell’esperienza umana in relazione con il Sacro, le possiamo trovare in queste parole di Sant’Antonio Abate, che con semplice linearità, andando oltre una visione semplicisticamente duale e sentimentale – tipica dell’approccio più esteriore a Dio e alla spiritualità – descrive l’irruzione del Bene divino nella vita di ciascuno, nella misura in cui ognuno è disposto ad aprirsi a tale Bene; esattamente paragonabile all’apertura degli occhi di fronte alla luce del Sole. Un concetto di Bene, dunque, che non è morale, ma ontologico e ‘metafisico’.
Come l’occhio inondato dalla luce diviene tutt’uno con essa, così l’uomo che apre il proprio cuore a Dio va oltre l’illusione della separazione.
Allo stesso modo, è solo il rifiuto della luce che ci espone alle tenebre.

Dio è la pienezza del bene, immune da passione e da mutamento. Se accettiamo come verità giusta l’immutabilità divina, rimaniamo perplessi di fronte alle raffigurazioni umane di Dio che Lo presentano gioioso del bene compiuto dall’uomo, sdegnoso col malvagio, irritato con i peccatori e misericordioso con chi si pente. La risposta a tali perplessità la troviamo nel pensiero che Dio non gioisce e non si irrita; gioia e ira sono passioni e quindi mutamenti.

Dio è la pienezza del bene e le sue opere non sono che bene, non reca male a nessuno ed è sempre se stesso. Quando noi riusciamo ad esser buoni entriamo in comunione con Lui attraverso la somiglianza nel bene; quando siamo malvagi, ci separiamo da Lui, perdendo la somiglianza nel bene. Vivendo con purità di vita siamo uniti a Lui, vivendo malvagiamente ci stacchiamo da Lui. Non possiamo dire, in quest’ultimo caso, propriamente che Dio è irritato con noi, ma piuttosto che i nostri peccati non lasciano passare in noi la chiarità luminosa di Dio. Sono i peccati che ci sottomettono alle fustigazioni dei démoni.

Quando mediante la preghiera e le azioni pure, otteniamo il perdono, non è Dio che cambia, ma noi. Col pentimento e la purificazione curiamo in male nel nostro essere e ritroviamo la partecipazione alla bontà perfetta di Dio. Dire che Dio volge la sua faccia altrove di fronte al peccatore, equivale all’assurda pretesa che il sole si nasconda da chi chiude gli occhi per non vederlo.

 

 

L’articolo Metafisica del Bene e del Male proviene da AZIONE TRADIZIONALE.