Berenice

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la vittoria spetterà alla “giovinezza”

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Autore:Robert Brasillach

Robert Brasillach scrisse la tragedia Berenice, in cinque atti, nel 1940; ed essa costituisce il tramite tra i romanzi giovanili e gli scritti del carcere. Nelle pagine di Berenice emerge quel senso tragico dell’esistenza che fu uno dei connotati del fascismo (…) In Berenice, ricalcata sulla leggenda dell’infelice amore dell’imperatore Tito e della regina ebrea di Cesarea che dà il nome alla tragedia, Brasillach inserisce tra i due un terzo personaggio, Paolino, che rappresenta la voce di una nuova giovinezza, una “gioventù dura, spartana, virile, eroica”. La voce del combattente che crede che “i giovani dell’Impero siano dediti soltanto al catechismo imperiale e ai pugnali eroicamente istoriati”, che si frappone tra il suo imperatore e la straniera Berenice allontanandoli in nome di Roma. (…) Alla fine è l’imperatore a decretare il verdetto: “non posso essere felice contro il mio popolo”; la vittoria spetterà alla “giovinezza”. (“La Contea”, IV, 28-29, giugno-luglio 1987 )

L’antisemitismo apparente dal contesto è rifluito nel testo, ma come splendida sponda tra piacere e dovere, tra sole ed ombra dell’essere e del sentire, del voler sembrare e del sentirsi apparire, in una poesia di equilibri tra “testo” e “scena”, tra dialogo letterarizzato e racconto ideologico. (“Letteratura – Tradizione”, marzo-maggio 1998)

Anno

1986

Pagine

56

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Robert Brasillach

Robert Brasillach (Perpignan, 31 marzo 1909 - Parigi, 6 febbraio 1945), frequenta L'École normale supérieure e si avvicina all’Action française, diventando a soli ventidue anni responsabile delle pagine letterarie dell’omonima rivista. Negli anni Trenta visita l’Italia, la Germania, la Spagna e il Belgio, rimanendo conquistato dal «carattere e dalla disciplina delle gioventù nazional-fasciste di questi paesi. Nel 1936 diviene redattore di Je suis partout, al fianco di Gaxotte, Rebatet, Cousteau e altri intellettuali favorevoli ad una collaborazione franco-tedesca. Lo scoppio della Seconda guerra mondiale vede Brasillach arruolarsi come soldato semplice nell’esercito francese. Dopo la disfatta francese ritorna in patria riprendendo il posto di redattore di Je suis partout ormai su posizioni filo-naziste. A seguito del tragico epilogo degli eventi bellici per l’Europa, Brasillach viene condannato in patria per collaborazionismo con il nemico e fucilato la mattina del 6 febbraio 1945. Fra le sue numerose opere tradotte in italiano ricordiamo I sette colori (Ciarrapico Editore) e Presenza di Virgilio (Edizioni all’insegna del Veltro).