Il socialismo prussiano

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l’eterna questione: socialismo tedesco o liberalismo inglese

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Autore:Oswald Spengler

Il figlio del banchiere Loewinger, cioè Gyorgy Lukacs, in quella sorta di catalogo ragionato dei libri proibiti che è La distruzione della ragione, scriveva che quest’opera di Spengler è “importante per l’ideologia del fascismo”.
E anche Antonio Capizzi, nel suo studio sulle Radici ideologiche dei fascismi, indicava come fondamentale quella distinzione tra mentalità liberale (tipo inglese) e mentalità socialista (tipo prussiano) che costituisce l’argomento di questo libro di Spengler.
Capitalismo o socialismo, banchieri o funzionari, miliardari o generali, ideale inglese o ideale prussiano: “ecco l’eterna questione”. Da Loewinger-Lukacs a Umberto Eco (che ha inserito Spengler nel novero degli intellettuali “apocalittici”) questo “socialismo prussiano” è stato identificato col fascismo tout court.
Non sarebbe male se queste pagine di Spengler venissero lette da quanti tendono a vedere nel fascismo una variante autoritaria del capitalismo. Tra l’altro, costoro vi potrebbero scoprire una critica del marxismo che reca un segno algebrico contrario a quella formulata dai liberalcapitalisti, perché per Spengler il marxismo è “un tipico prodotto della mentalità manchesteriana inglese, una critica interna alla società del profitto e della libera iniziativa che non spazia, con la sua prospettiva, oltre quella società che esso vuol criticare”.
Se Sombart aveva proclamato che “il superamento di Marx può aver luogo solo attraverso Marx”, Spengler fissa anche lui un compito ben preciso: “si tratta di liberare il socialismo tedesco da Marx (…) Noi Tedeschi saremmo socialisti anche se non si fosse mai parlato di socialismo”.
In altri termini, ciò che per Spengler è necessario è la reintegrazione del ceto operaio tedesco in una prospettiva storica e non utopica, nazionale e non internazionalista. D’altronde, il prussianesimo era socialista ancor prima del socialismo, perché la sua concezione era essenzialmente antiborghese. E il socialismo, per Spengler, è innanzitutto un modo d’essere e di concepire la società, una subordinazione del singolo alla comunità, un ethos del servizio e della disciplina.

Anno

1980

Pagine

70

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Oswald Spengler

“Di fronte a questo destino (…), meglio una vita breve ma densa di fatti e di gloria che una vita lunga e vuota (…); il tempo non si può fermare: non vi sono saggi ritorni né prudenti rinunce. Soltanto i sognatori sperano nelle vie di salvezza. L’ottimismo è viltà. (…) Non abbiamo alternative. Il nostro dovere è di tener fermo sulle posizioni perdute, anche se non c’è più speranza né salvezza. Tener fermo, come quel soldato romano le cui ossa furono trovate a Pompei davanti a una porta: egli morì perché al momento dell’eruzione del Vesuvio si dimenticarono di scioglierlo dalla consegna. Questa è grandezza, questo significa aver razza. Una fine onorevole è l’unica cosa che non si può togliere all’uomo”.