Serbia, trincea d’Europa

10.00

Disponibile

Prefazione di Claudio Mutti

3 disponibili

Autore:Dragos Kalajic

Dopo mesi di martellante propaganda angloamericana (…) cade più che acconcio questo libretto, pubblicato sotto forma di intervista, con il quale Dragos Kalajic, ben noto studioso jugoslavo ed amico dell’Italia, tenta di dare una spiegazione, naturalmente dal punto di vista serbo, non soltanto degli avvenimenti che si sono dipanati in tempi recenti, ma anche delle premesse di ordine storico (…) Ma la parte più significativa e, diremmo, importante del volumetto è il punto nel quale Kalajic sollecita la costituzione di una Europa forte e libera, cui aspirerebbero, al momento, la “vera sinistra” e la “vera destra” europee. È questa un’analisi forse non troppo convincente, che però ha il pregio di porre sul tappeto, comunque, il problema della collocazione del Vecchio Continente fuori dall’orbita e dalla dominazione anglosassone.

L’opera dello studioso e patriota serbo, pur nella sua brevità, non è facile a sintetizzarsi, per cui ne consigliamo vivamente la lettura a quanti volessero ampliare il proprio panorama culturale e storico sui Balcani. Segnaliamo anche la vasta, approfondita, interessantissima prefazione di Claudio Mutti, i cui argomenti e le cui conclusioni condividiamo appieno.

(“Rinascita”, 23 giugno 1999 )

Anno

1999

Pagine

102

Dragos Kalajic

Dragos Kalajic è oggi un signore serbo sessantenne dagli occhi azzurri col fisico asciutto e un marcato accento che lo fa assomigliare a un allenatore di calcio d’origine slava, tipo Zeman o Boskov. Invece è un eccentrico intellettuale di destra, autore di romanzi e saggi di geopolitica che esaltano i serbi come «ultimi europei» e che soprattutto dipinge quadri a sfondo esoterico fin da quando, appena ventenne, giunse a Roma per diplomarsi all’Accademia di belle arti. Il grande pubblico televisivo lo ha notato quando, con voce stentorea, difendeva le ragioni del suo paese mentre infuriava la guerra del Kosovo e così molti lo presero per un «uomo di Milosevic», punto e basta, senza misurare meglio le motivazioni di quell’ostinato e visionario ultranazionalismo. L’esperto di geopolitica che bucò il video davanti a un indispettito Gad Lerner era ed è qualcosa di più di un emissario politico. Da anni lo scrittore e il pittore-ideologo Dragos Kalajic osserva le cose del mondo con l’occhio inusitato della cosiddetta «destra inattuale», cibandosi delle profezie superomiste di Friedrich Nietzsche e del tradizionalismo iniziatico di René Guenon e Julius Evola (da lui tradotti in lingua serba) col miraggio di aggiornare in politica l’antica idea ortodossa della missione salvifica dei popoli slavi in difesa dell’Europa. La pregiudiziale antimusulmana, così viva e comprensibile nella frontiera serba, ha però notoriamente una sua ragion d’essere anche a Mosca (vedi Cecenia e Afghanistan), così in qualche modo il sogno ideologico paneuropeo di Kalajic ha avuto una eco anche là dove è sempreverde il mito panslavo della Terza Roma. Tanto più che Dragos ha fatto del «centro spirituale di Roma», dove oggi perlopiù egli vive e lavora, un vero e proprio culto a immagine e somiglianza dei suoi pensieri, di cui sono eloquenti testimoni visivi proprio le pitture che ha appena esposto nella Galleria di Egidio Eleuteri in via della Fontanella di Borghese (fino al 15 luglio). Le immagini a colori smaltati (bianco, azzurro, oro, cinabro) di una visione d’alta quota distillano così una scintillante cosmogonia posta a metà tra il fumetto di fantascienza (Flash Gordon) e le aeropitture futuriste di Fillia e Tullio Crali, dove lanciatori di giavellotto, aquile e Dioscuri di pietra, prismi e comete vaganti simboleggiano identità mitiche unificanti il mondo spirituale europeo da Est a Ovest secondo una linea di continuità che associa Mosca a Roma fino alle estreme frontiere dell’Atlantico. Questo accurato panorama di «icone», variamente illustrato per simboli e allegorie animali, umane e monumentali, ci conduce quasi per mano a fare «quattro passi tra gli eroi» e dà forma alla leggenda iperborea che indica nel gelido vento del Nord Europa l’elemento ordinatore («maschile») della civiltà, in dialettica permanente con l’elemento caotico («femminile») di origine sudorientale. Tra croci celtiche e incontri figurati di Terra (donna) e Cielo (uomo), Dragos Kalajic espone con efficacia visiva il cuore di una esperienza «archeo-futurista» di una iperEuropa che partendo dalle immagini del mondo classico romano viaggia a ritroso nel tempo e riattualizza antichi culti solari con l’idea della mitica Thule, patria leggendaria dei popoli europei. E così la migliore vocazione del pittore «metapolitico», sovrapponendosi con la fantasia delle immagini «inattuali» alle prosaiche intenzioni dello scrittore «geopolitico», riassume il senso di tutta una ricerca.