Libreria Cinabro

Povertà galoppante o poca voglia di lavorare?

Secondo gli ultimi dati ISTAT i poveri in Italia sono aumentati da 1,9 milioni nel 2005 a 5,6 milioni nel 2021. Il dato è chiaro: il trend al rialzo punta verso un continuo impoverimento della popolazione e non sembra fermarsi. Una forbice che, ampliandosi sempre di più, non fa altro che favorire le solite note multinazionali.

E di fronte a tutto questo i giovani spesso non sembrano avere voglia
di lavorare. Ma di chi è in verità la colpa? Le risposte possono essere plurime, come gli attori ai quali imputare la gran parte delle cause.
Dagli anni ‘80 ad oggi i governi susseguitisi hanno continuamente tagliato, decurtato e compresso i diritti del lavoro in nome della liberalizzazione e della flessibilità. “Bisogna essere più competitivi sul mercato” era la frase divenuta mantra è questo momento storico, che ci impone -cosi dicono- di piegare la testa e non poter nemmeno avere dubbi. Intere generazioni, sacrificate al “Grande Diavolo Mercato” che come un lupo famelico distrugge le nostre vite. Lavori di 12h al giorno a 4/5 euro all’ora, nessun diritto alla malattia, alle ferie, alla maternità. Come se non bastasse, coloro che cercano di costruirsi un lavoro con le loro mani e aprono la partita IVA vengono vessati costantemente.

Nel contempo, come accennato, oggi la maggior parte dei giovani non hanno voglia di piegare la schiena. È chiaro il grosso peso del mercato sulle nostre vite, ma è tutta colpa di chi ci comanda o di chi è venuto prima di noi? Anche qui, le risposte possono essere diverse, è però sicuro che gran parte della gioventù odierna ha poca  dimestichezza con la fatica vera. Conosce molto bene i propri diritti, i quali però spesso vengono utilizzati come scudo dietro il quale rifugiarsi per divincolarsi da lavori che oggettivamente richiedono il così detto “olio di gomito”.
A dimostrazione di ciò, l’esplosione dei finti guru della finanza, è sintomo della mancanza di voglia di fare. Costoro che promettono una vita senza sforzo ne sacrificio, guadagnando 4000 euro al mese senza alzare un dito. Il reddito di cittadinanza è un altro triste esempio che non fa altro che diseducare le nuove generazioni.
La povertà, l’inflazione galoppante, il costante bisogno di rimanere a galla sono i sintomi di in un mondo che ci vuole frustrati. Tutte problematiche che non ci permettono di trovare la giusta via.
Ma non possiamo accettare tutto questo, dobbiamo altresì prendere in mano il nostro futuro. Sapere che serve fatica ed impegno per tutto, e che la soluzione più facile molto spesso è quella meno efficace.
È necessario smettere di chiudersi nella propria zona di comfort e assaltare il futuro con le unghie e con i denti, essendo gioiosi nella fatica e nel sacrificio. Lottare quindi. lottare per noi, lottare per chi ci ama, per la nostra terra e i nostri valori. Partendo da questo presupposto potremo capire come agire per scardinare questo sistema, che, aumentando la forbice tra ricchi e poveri, ci vuole sempre più divisi e sempre più succubi, ognuno a proprio modo.

(tratto da ansa.it) – Istat: poveri triplicati dal 2005, 5,6 mln in povertà assoluta.
Oltre 5,6 milioni di italiani in povertà assoluta nel 2021

Il numero di individui in povertà assoluta è quasi triplicato dal 2005 al 2021, passando da 1,9 a 5,6 milioni (il 9,4% del totale), mentre le famiglie sono raddoppiate da 800 mila a 1,96 milioni (il 7,5%), secondo il Rapporto annuale dell’Istat.

La povertà assoluta è tre volte più frequente tra i minori (dal 3,9% del 2005 al 14,2% del 2021) e una dinamica particolarmente negativa caratterizza anche i giovani tra i 18 e i 34 anni (l’incidenza ha raggiunto l’11,1%, valore di quasi quattro volte superiore a quello del 2005, il 3,1%).

Nel 2021, un milione 382 mila minori e un milione 86 mila giovani di 18-34 anni sono in povertà assoluta; lo sono inoltre 734 mila anziani, tra i quali l’incidenza si ferma però al 5,3%.

DATI PEGGIORI AL MEZZOGIORNO E PER LE FAMIGLIE DEGLI STRANIERI

“Nel Nord – evidenzia l’Istat – la crescita della povertà assoluta è stata molto accentuata nel 2020: l’incidenza tra gli individui è aumentata di 2,5 punti percentuali rispetto al 2019, raggiungendo il 9,3% (quattro volte il valore del 2005); nel Mezzogiorno, invece, un aumento marcato si osserva tra il 2011 e il 2013, quando si è passati dal 6,1 al 10,6%, e un ulteriore incremento si è registrato nel 2017.

Nel 2021, il Nord mostra segnali di miglioramento, mentre nel Mezzogiorno si raggiunge il punto più alto della serie (12,1%)”.

Il dato sulle famiglie con stranieri, disponibile solo a partire dal 2014, segnala come queste ultime presentino livelli di povertà assoluta quasi cinque volte più elevati di quelli delle famiglie di soli italiani che dal 2016 oscillano intorno al 25%.

L’Istat rivela anche che in un milione e 900 mila famiglie l’unico componente occupato è un lavoratore non-standard, cioè a tempo determinato, collaboratore o in part-time involontario.

Questi occupati vulnerabili sono ormai quasi 5 milioni, il 21,7% del totale. E in 816 mila sono “doppiamente vulnerabili”, perché risultano sia a tempo determinato o collaboratori, sia in part-time involontario.

GLI EFFETTI DEL REDDITO DI CITTADINANZA

Inoltre, sempre secondo il rapporto annuale Istat, “le misure di sostegno economico erogate nel 2020, in particolare reddito di cittadinanza e di emergenza, hanno evitato a un milione di individui (circa 500 mila famiglie) di trovarsi in condizione di povertà assoluta”.

L’intensità della povertà, senza sussidi, nel 2020 sarebbe stata di 10 punti percentuali più elevata, raggiungendo il 28,8% (a fronte del 18,7% osservato).

SEMPRE PIÙ FAMIGLIE E SEMPRE PIÙ PICCOLE

Le famiglie, infine, sono sempre di più, oltre 25 milioni nel 2020-2021, e sempre più piccole. Il numero medio di componenti scende a 2,3 rispetto ai 2,6 del 2000-2001. Sul totale pesa l’aumento dei nuclei costituiti da una sola persona, passati dal 24% di inizio millennio al 33,2%. Allo stesso tempo diminuiscono le famiglie costituite da coppie con figli, che sono il 31,2% del totale nel 2020-2021 (in calo di 11,1 punti percentuali in 20 anni). Nel Rapporto Annuale dell’Istat spiega che se queste tendenze continuassero con la stessa intensità le coppie senza figli potrebbero sorpassare quelle con figli entro il 2045.

L’articolo Povertà galoppante o poca voglia di lavorare? proviene da AZIONE TRADIZIONALE.

Secondo gli ultimi dati ISTAT i poveri in Italia sono aumentati da 1,9 milioni nel 2005 a 5,6 milioni nel 2021. Il dato è chiaro: il trend al rialzo punta verso un continuo impoverimento della popolazione e non sembra fermarsi. Una forbice che, ampliandosi sempre di più, non fa altro che favorire le solite note multinazionali.

E di fronte a tutto questo i giovani spesso non sembrano avere voglia
di lavorare. Ma di chi è in verità la colpa? Le risposte possono essere plurime, come gli attori ai quali imputare la gran parte delle cause.
Dagli anni ‘80 ad oggi i governi susseguitisi hanno continuamente tagliato, decurtato e compresso i diritti del lavoro in nome della liberalizzazione e della flessibilità. “Bisogna essere più competitivi sul mercato” era la frase divenuta mantra è questo momento storico, che ci impone -cosi dicono- di piegare la testa e non poter nemmeno avere dubbi. Intere generazioni, sacrificate al “Grande Diavolo Mercato” che come un lupo famelico distrugge le nostre vite. Lavori di 12h al giorno a 4/5 euro all’ora, nessun diritto alla malattia, alle ferie, alla maternità. Come se non bastasse, coloro che cercano di costruirsi un lavoro con le loro mani e aprono la partita IVA vengono vessati costantemente.

Nel contempo, come accennato, oggi la maggior parte dei giovani non hanno voglia di piegare la schiena. È chiaro il grosso peso del mercato sulle nostre vite, ma è tutta colpa di chi ci comanda o di chi è venuto prima di noi? Anche qui, le risposte possono essere diverse, è però sicuro che gran parte della gioventù odierna ha poca  dimestichezza con la fatica vera. Conosce molto bene i propri diritti, i quali però spesso vengono utilizzati come scudo dietro il quale rifugiarsi per divincolarsi da lavori che oggettivamente richiedono il così detto “olio di gomito”.
A dimostrazione di ciò, l’esplosione dei finti guru della finanza, è sintomo della mancanza di voglia di fare. Costoro che promettono una vita senza sforzo ne sacrificio, guadagnando 4000 euro al mese senza alzare un dito. Il reddito di cittadinanza è un altro triste esempio che non fa altro che diseducare le nuove generazioni.
La povertà, l’inflazione galoppante, il costante bisogno di rimanere a galla sono i sintomi di in un mondo che ci vuole frustrati. Tutte problematiche che non ci permettono di trovare la giusta via.
Ma non possiamo accettare tutto questo, dobbiamo altresì prendere in mano il nostro futuro. Sapere che serve fatica ed impegno per tutto, e che la soluzione più facile molto spesso è quella meno efficace.
È necessario smettere di chiudersi nella propria zona di comfort e assaltare il futuro con le unghie e con i denti, essendo gioiosi nella fatica e nel sacrificio. Lottare quindi. lottare per noi, lottare per chi ci ama, per la nostra terra e i nostri valori. Partendo da questo presupposto potremo capire come agire per scardinare questo sistema, che, aumentando la forbice tra ricchi e poveri, ci vuole sempre più divisi e sempre più succubi, ognuno a proprio modo.

(tratto da ansa.it) – Istat: poveri triplicati dal 2005, 5,6 mln in povertà assoluta.
Oltre 5,6 milioni di italiani in povertà assoluta nel 2021

Il numero di individui in povertà assoluta è quasi triplicato dal 2005 al 2021, passando da 1,9 a 5,6 milioni (il 9,4% del totale), mentre le famiglie sono raddoppiate da 800 mila a 1,96 milioni (il 7,5%), secondo il Rapporto annuale dell’Istat.

La povertà assoluta è tre volte più frequente tra i minori (dal 3,9% del 2005 al 14,2% del 2021) e una dinamica particolarmente negativa caratterizza anche i giovani tra i 18 e i 34 anni (l’incidenza ha raggiunto l’11,1%, valore di quasi quattro volte superiore a quello del 2005, il 3,1%).

Nel 2021, un milione 382 mila minori e un milione 86 mila giovani di 18-34 anni sono in povertà assoluta; lo sono inoltre 734 mila anziani, tra i quali l’incidenza si ferma però al 5,3%.

DATI PEGGIORI AL MEZZOGIORNO E PER LE FAMIGLIE DEGLI STRANIERI

“Nel Nord – evidenzia l’Istat – la crescita della povertà assoluta è stata molto accentuata nel 2020: l’incidenza tra gli individui è aumentata di 2,5 punti percentuali rispetto al 2019, raggiungendo il 9,3% (quattro volte il valore del 2005); nel Mezzogiorno, invece, un aumento marcato si osserva tra il 2011 e il 2013, quando si è passati dal 6,1 al 10,6%, e un ulteriore incremento si è registrato nel 2017.

Nel 2021, il Nord mostra segnali di miglioramento, mentre nel Mezzogiorno si raggiunge il punto più alto della serie (12,1%)”.

Il dato sulle famiglie con stranieri, disponibile solo a partire dal 2014, segnala come queste ultime presentino livelli di povertà assoluta quasi cinque volte più elevati di quelli delle famiglie di soli italiani che dal 2016 oscillano intorno al 25%.

L’Istat rivela anche che in un milione e 900 mila famiglie l’unico componente occupato è un lavoratore non-standard, cioè a tempo determinato, collaboratore o in part-time involontario.

Questi occupati vulnerabili sono ormai quasi 5 milioni, il 21,7% del totale. E in 816 mila sono “doppiamente vulnerabili”, perché risultano sia a tempo determinato o collaboratori, sia in part-time involontario.

GLI EFFETTI DEL REDDITO DI CITTADINANZA

Inoltre, sempre secondo il rapporto annuale Istat, “le misure di sostegno economico erogate nel 2020, in particolare reddito di cittadinanza e di emergenza, hanno evitato a un milione di individui (circa 500 mila famiglie) di trovarsi in condizione di povertà assoluta”.

L’intensità della povertà, senza sussidi, nel 2020 sarebbe stata di 10 punti percentuali più elevata, raggiungendo il 28,8% (a fronte del 18,7% osservato).

SEMPRE PIÙ FAMIGLIE E SEMPRE PIÙ PICCOLE

Le famiglie, infine, sono sempre di più, oltre 25 milioni nel 2020-2021, e sempre più piccole. Il numero medio di componenti scende a 2,3 rispetto ai 2,6 del 2000-2001. Sul totale pesa l’aumento dei nuclei costituiti da una sola persona, passati dal 24% di inizio millennio al 33,2%. Allo stesso tempo diminuiscono le famiglie costituite da coppie con figli, che sono il 31,2% del totale nel 2020-2021 (in calo di 11,1 punti percentuali in 20 anni). Nel Rapporto Annuale dell’Istat spiega che se queste tendenze continuassero con la stessa intensità le coppie senza figli potrebbero sorpassare quelle con figli entro il 2045.

L’articolo Povertà galoppante o poca voglia di lavorare? proviene da AZIONE TRADIZIONALE.

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