Libreria Cinabro

Presidente Draghi, siamo noi che non vogliamo!

di Renzo Giorgetti

tratto dal sito di Heliodromos

Apprendiamo che il sedicente Presidente del Consiglio (di quello che resta) della Repubblica Italiana, al termine di una conferenza stampa in cui si annunciavano nuove norme di limitazione delle libertà personali, abbia avuto modo di formulare il seguente augurio: “anche coloro che da oggi saranno oggetto di restrizioni possano tornare a essere parte della società con tutti noi”.

Dichiarazione che, oltre a porsi in contrasto con lo stesso ordinamento giuridico di cui si pretende essere rappresentanti, infrangerebbe peraltro numerosi articoli di quella legge fondamentale dello Stato (la cosiddetta Costituzione) che dovrebbe essere la base di ogni convivenza civile. Non protesteremo certo per questo, chi sa che leggi e diritti sono solo convenzioni e concessioni ha ben poco da stupirsi. Tutto quello che è stato dato nei decenni precedenti viene ora ripreso con gli interessi e chi lo rivorrà ottenere lo dovrà comprare di nuovo a un prezzo sempre più alto: a tanto si è arrivati dopo duecento anni di sconfitte o, come dicono loro, di “conquiste”.

Ma il punto non è questo. La spaccatura avvenuta nella società, pur essendo stata provocata artificialmente, rispecchia differenze ben presenti anche da prima, che però vanno molto al di là dell’adempimento di un obbligo o della sottomissione a una serie di divieti. La divisione vera è tra chi accetta un determinato stato di cose e chi lo rifiuta, cioè tra chi sente l’ingiustizia e l’anomalia del tutto e chi invece la accetta per intima convinzione. Chi non percepiva l’assurdità del mondo precedente difficilmente avrà una posizione critica nei confronti dell’attuale: il suo essersi conformato, la sua adesione già rispecchiava uno stato latente, che ora non ha fatto altro che rendersi completamente manifesto. Chi è convinto, chi propaganda tutte le aberranti novità come elementi fondanti del nuovo mondo ha esplicitamente compiuto una scelta di campo che lo pone nello schieramento degli oppressori, rendendolo complice di tutto ciò che accade nonché compartecipe dello stesso destino, come un soldato legato alle sorti del suo esercito.

La frattura sociale rispecchia analoghe differenze a livello di qualità umana? Indiscutibilmente, e non è un caso che la divisione possa anche avere preso tratti non solo politici ma anche antropologici, in quanto già in precedenza l’essersi schierato a favore o contro determinate idee testimoniava una certa visione del mondo e quindi un certo stato esistenziale. Il tutto è poi proseguito con coerenza anche dopo l’inizio della “crisi del virus”, radicalizzandosi e diventando sempre più evidente. Vita contro morte, giustizia contro prevaricazione, buonsenso contro spietata malvagità. Uno scontro tra Idee, e tra uomini che le incarnano. Uno scontro a tutto campo che coinvolge tutti gli aspetti dell’ordinamento sociale e che sempre con coerenza vede riproporsi le stesse divisioni.

Lo stesso “pacchetto” proposto dai fautori della tirannide sanitaria comprende altre proposte, infallibilmente rivolte agli stessi obiettivi di dissoluzione, cosa non casuale in quanto una medesima fonte infetta è all’origine del tutto. È un insieme che si propone compatto e che agisce invariabilmente per rovinare vite, guastare ogni tipo di ordine e armonia. Manifestazione di forze che entrano nel mondo per trasformarlo in una determinata maniera, cui si oppongono altre forze, di segno opposto, contrastandone l’azione. L’umanità prende parte alla lotta, quasi sempre in maniera inconsapevole, credendo di difendere interessi materiali o pure concezioni profane, ma in realtà poco comprendendo della reale portata degli eventi. Ma la lotta si polarizza lo stesso, a prescindere dalle consapevolezze individuali o dalla neutralità delle masse, perché questa è una guerra di civiltà – dove per civiltà non si intenderà un costrutto umano ma l’impronta di un’idea sul mondo – una guerra su tutti i piani, che tutto coinvolge e muove, risvegliando la vera natura di ogni cosa, perché sono le forze vere oggi ad agire, forze primarie, pre-politiche, pre-umane, che assolutamente agiscono per fini e risultati assoluti. Nessuno può dirsene escluso perché lo stesso cosmo è in guerra, con tutte le sue componenti. Ecco perché oggi risulta ridicolo parlare di regole, leggi e convenzioni umane, di accessi o riammissioni nella società, di ripristino di un ordine artificiale, di diritti che oggi come non mai niente valgono.

Siamo noi che non vogliamo rientrare nel loro mondo, contaminarci con il miasma dell’empietà che questi individui vanno così abbondantemente diffondendo, perché non abbiamo niente da spartire con loro, appartenendo a un altro popolo, a un altro mondo.

 

L’articolo Presidente Draghi, siamo noi che non vogliamo! proviene da AZIONE TRADIZIONALE.

di Renzo Giorgetti

tratto dal sito di Heliodromos

Apprendiamo che il sedicente Presidente del Consiglio (di quello che resta) della Repubblica Italiana, al termine di una conferenza stampa in cui si annunciavano nuove norme di limitazione delle libertà personali, abbia avuto modo di formulare il seguente augurio: “anche coloro che da oggi saranno oggetto di restrizioni possano tornare a essere parte della società con tutti noi”.

Dichiarazione che, oltre a porsi in contrasto con lo stesso ordinamento giuridico di cui si pretende essere rappresentanti, infrangerebbe peraltro numerosi articoli di quella legge fondamentale dello Stato (la cosiddetta Costituzione) che dovrebbe essere la base di ogni convivenza civile. Non protesteremo certo per questo, chi sa che leggi e diritti sono solo convenzioni e concessioni ha ben poco da stupirsi. Tutto quello che è stato dato nei decenni precedenti viene ora ripreso con gli interessi e chi lo rivorrà ottenere lo dovrà comprare di nuovo a un prezzo sempre più alto: a tanto si è arrivati dopo duecento anni di sconfitte o, come dicono loro, di “conquiste”.

Ma il punto non è questo. La spaccatura avvenuta nella società, pur essendo stata provocata artificialmente, rispecchia differenze ben presenti anche da prima, che però vanno molto al di là dell’adempimento di un obbligo o della sottomissione a una serie di divieti. La divisione vera è tra chi accetta un determinato stato di cose e chi lo rifiuta, cioè tra chi sente l’ingiustizia e l’anomalia del tutto e chi invece la accetta per intima convinzione. Chi non percepiva l’assurdità del mondo precedente difficilmente avrà una posizione critica nei confronti dell’attuale: il suo essersi conformato, la sua adesione già rispecchiava uno stato latente, che ora non ha fatto altro che rendersi completamente manifesto. Chi è convinto, chi propaganda tutte le aberranti novità come elementi fondanti del nuovo mondo ha esplicitamente compiuto una scelta di campo che lo pone nello schieramento degli oppressori, rendendolo complice di tutto ciò che accade nonché compartecipe dello stesso destino, come un soldato legato alle sorti del suo esercito.

La frattura sociale rispecchia analoghe differenze a livello di qualità umana? Indiscutibilmente, e non è un caso che la divisione possa anche avere preso tratti non solo politici ma anche antropologici, in quanto già in precedenza l’essersi schierato a favore o contro determinate idee testimoniava una certa visione del mondo e quindi un certo stato esistenziale. Il tutto è poi proseguito con coerenza anche dopo l’inizio della “crisi del virus”, radicalizzandosi e diventando sempre più evidente. Vita contro morte, giustizia contro prevaricazione, buonsenso contro spietata malvagità. Uno scontro tra Idee, e tra uomini che le incarnano. Uno scontro a tutto campo che coinvolge tutti gli aspetti dell’ordinamento sociale e che sempre con coerenza vede riproporsi le stesse divisioni.

Lo stesso “pacchetto” proposto dai fautori della tirannide sanitaria comprende altre proposte, infallibilmente rivolte agli stessi obiettivi di dissoluzione, cosa non casuale in quanto una medesima fonte infetta è all’origine del tutto. È un insieme che si propone compatto e che agisce invariabilmente per rovinare vite, guastare ogni tipo di ordine e armonia. Manifestazione di forze che entrano nel mondo per trasformarlo in una determinata maniera, cui si oppongono altre forze, di segno opposto, contrastandone l’azione. L’umanità prende parte alla lotta, quasi sempre in maniera inconsapevole, credendo di difendere interessi materiali o pure concezioni profane, ma in realtà poco comprendendo della reale portata degli eventi. Ma la lotta si polarizza lo stesso, a prescindere dalle consapevolezze individuali o dalla neutralità delle masse, perché questa è una guerra di civiltà – dove per civiltà non si intenderà un costrutto umano ma l’impronta di un’idea sul mondo – una guerra su tutti i piani, che tutto coinvolge e muove, risvegliando la vera natura di ogni cosa, perché sono le forze vere oggi ad agire, forze primarie, pre-politiche, pre-umane, che assolutamente agiscono per fini e risultati assoluti. Nessuno può dirsene escluso perché lo stesso cosmo è in guerra, con tutte le sue componenti. Ecco perché oggi risulta ridicolo parlare di regole, leggi e convenzioni umane, di accessi o riammissioni nella società, di ripristino di un ordine artificiale, di diritti che oggi come non mai niente valgono.

Siamo noi che non vogliamo rientrare nel loro mondo, contaminarci con il miasma dell’empietà che questi individui vanno così abbondantemente diffondendo, perché non abbiamo niente da spartire con loro, appartenendo a un altro popolo, a un altro mondo.

 

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