Contro l’occidente

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Descrizione

Documenti per il fronte della Tradizione. Fascicolo n.28. A cura della Comunità Militante Raido.

Nel 1989, sotto i colpi dei picconi, cadde il muro di Berlino. Questo evento fu senza dubbio di grande rilevanza; si comprese presto che il comunismo era giunto al termine e che il colosso sovietico era in procinto di disintegrarsi. Le ragioni della disfatta del comunismo erano molteplici, così come numerosi erano i nuovi problemi politici e sociali che si presentavano negli stati dell’Europa orientale e nell’impero sovietico. La fine della guerra fredda per gli anticommunisti significava non solo la sconfitta di un nemico mortale, ma anche l’apertura di nuovi mercati e il trionfo della democrazia in una vasta parte del mondo; di conseguenza, tutto l’Occidente aveva motivo di gioire per un motivo o per un altro.

Negli Stati Uniti, alcuni addirittura profetizzarono, con tono trionfante, la fine della storia, poiché l’Occidente liberale-capitalista non aveva più alcun nemico in grado di sfidarlo. Escludendo rare eccezioni, nessuno parlava ancora di globalizzazione, né poteva prevedere gli eventi degli anni a venire: la guerra del Golfo, il conflitto nell’ex Jugoslavia, i rivolgimenti mondiali, l’emergere di un’economia sempre più dominante sulla politica e culturale, e così via. Tutti questi avvenimenti, come tessere di un mosaico, hanno delineato un disegno di sovversione unico.

Pertanto, abbiamo deciso di riproporre agli lettori questo opuscolo contenente gli interventi di due importanti interpreti della cultura tradizionale: Adriano Romualdi e Julius Evola, che si opposero fermamente all’Occidente. Molti anni fa, anticiparono con lucidità che l’Occidente non era altro che un avamposto culturale e ideologico della futura globalizzazione, un progetto i cui semi erano stati seminati molto tempo prima, ma che pochi avevano compreso. In questi scritti degli anni ’60, l’Occidente rappresenta non solo una definizione geografica, ma anche l’assimilazione al modello democratico, liberale, massonico, mercantile e corrotto degli Stati Uniti. Gli scritti, ovviamente, riflettono la situazione politica dell’epoca, quando il mondo era dominato dai “blocchi” e non si parlava ancora di un’unità europea tranne che per pura fantasia.

In questo contesto, Romualdi delineò chiaramente su quali basi si sarebbe dovuta costruire la futura Europa, in un modo molto diverso da quello delle prime fasi dei trattati economici. Una patria comune che trovava il suo significato più alto nella visione dell’Impero: queste erano le speranze di Adriano Romualdi e Julius Evola. Europa contro Occidente, due visioni del mondo diverse e inconciliabili, due sistemi politici impossibili da assimilare.

Quale sia stato lo sviluppo successivo, lo possiamo vedere facilmente dall’attuale redazione della Costituzione europea, che prevede un’associazione di natura economica, bancaria e commerciale che non ha alcuna incidenza né fondamento sulla cultura e sulla civiltà. Cosa c’entrano, ad esempio, la Turchia o Israele con l’Europa, la sua cultura e la sua unità politica? Siamo di fronte a un processo palesemente sovversivo che mira a distruggere l’identità e la memoria storica dei popoli europei, per favorire un organismo sovranazionale in grado di perpetuare il livellamento sociale tipico della globalizzazione.

Per reagire a questo processo disgregativo, è necessario osservare attentamente ciò che accade intorno a noi. Dobbiamo essere preparati e soprattutto consapevoli che una nuova accelerazione della sovversione si sta verificando. Questo è il presupposto per una reazione fondata e reale all’omologazione prevalente, ed è per questo motivo che Raido propone questo breve saggio, in grado di far comprendere le radici pseudo-culturali del mondialismo.

Autori: Adriano Romualdi e Julius Evola

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