Il Buddhismo di Buddha

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Alexandra David Neel era una scrittrice ed esploratrice francese.
Nata Louise Eugenie Alexandrine Marie David, è nota soprattutto per essere stata la prima donna occidentale a giungere a Lhasa nel 1924, capitale del Tibet e città che a quell’epoca era vietata agli stranieri.
Il suo viaggio durò otto mesi, una marcia partita dalla Mongolia che attraversò per intero il Tibet.
Nella sua lunga carriera di esploratrice, fotografa, orientalista e antropologa ha scritto più di trenta libri di viaggi e alcuni testi sul Buddhismo.

Sin dalla primissima infanzia si appassiona alla lettura, e volge la propria curiosità specialmente alla fantascienza.
Il suo gusto dell’avventura la spinge a fuggire da casa in diverse occasioni, specie durante l’adolescenza, ma alla fine è sempre riportata in famiglia.
Pur essendo un promettente soprano, interrompe gli studi di musica e intraprende studi esoterici.
Nel 1888 si trasferisce a Londra, dove studia presso la Società della Gnosi Suprema. Lì conosce Madame Blavatsky, la fondatrice della Società Teosofica.
Le idee della Blavatsky la condizionano profondamente.
Nel 1889 ritorna a Bruxelles per riprendere i suoi studi di musica e poi si reca a Parigi, alla Sorbona, dove entra in contatto con un ambiente permeato da idee politiche radicali. Nel contempo approfondisce lo studio del culto esoterico promosso da Sri Ananda Saraswati.

È in quello stesso anno che ha inizio il suo primo, grande viaggio: parte per Ceylon e approda in India, dove si unrà alla società teosofica, guidata in quel momento da Annie Besant, sotto la cui guida studia il sanscrito.
Conosce alcuni fra i maggiori maestri indiani, ma è costretta a ritornare in Europa, a Bruxelles, per mancanza di fondi.
Dal 1894 al 1900 prova ad avviare una carriera musicale, che però si rivela povera di soddisfazioni e non le porta il successo sperato.
È costretta ad accettare un lavoro presso l’opera di Tunisi e lì conosce Philip Néel, un ingegnere ferroviario che sposerà nel 1904.
Nel 1911 riparte per l’India. La polizia, però, la tiene d’occhio a causa del suo comportamento, ritenuto “eccentrico”, oltre che per le idee estremiste.
Prende parte ad alcuni riti tantrici e perfeziona il sanscrito, al punto da ottenere in loco un dottorato in filosofia.
Nel 1912 giunge nel Sikkim, rimane fortemente colpita dai monasteri locali e decide di approfondire lo studio del buddismo.
Incontra il principe Sidkeong, che assumerà grande importanza nella sua vita, e fa la conoscenza del Dalai Lama in esilio, che la spinge a imparare il tibetano. Il talento per le lingue non le ha mai fatto difetto, e impara in fretta anche il difficilissimo idioma, cosa che le permetterà di diventare allieva del grande eremita Gomchen.
Questi la inizia alla telepatia e a pratiche esoteriche quali la respirazione tumo, che consente di sviluppare un grande calore corporeo anche in climi estremamente freddo.
Nel 1914 incontra un giovane lama, Aphur Yongden, che elegge figlio adottivo e e con il quale sviluppa un legame molto forte.
Con il figlio proverà ripetutamente a entrare in Tibet, ottenendo come solo risultato, però, di farsi cacciare dal Sikkim.
È il 1916, la guerra infuria in Europa e quindi Alexandra e il figlio non possono farvi ritorno. Decidono di tentare un pericolosissimo viaggio attraverso la Cina, il deserto di Gobi e la Mongolia.
Nel corso del viaggio, verranno attaccati più volte dai banditi, prima di raggiungere il monastero di Kum Bum, nel quale troveranno rifugio e si fermeranno per tre anni.
Nel 1921 Alexandra e Yongden travestiti da mendicanti intraprendono il loro viaggio verso il Tibet, puntando verso la sacra città di Lhasa, l’accesso alla quale è interdetto agli occidentali. Il viaggio è un’autentica epopea, che durerà tre anni e durante il quale i due devono spesso cambiare rotta e piani per sfuggire a bande di predoni o agli animali feroci.
A Lhasa rimangono in incognito per tre mesi, prima di ripartire inosservati.
Nel 1925 finalmente tornano in Francia, dove Alexandra si separerà di comune accordo da Philip (che l’aveva aiutata moralmente e finanziariamente durante tutti gli anni dei suoi viaggi).
A Digne, in Provenza, fa costruire nel 1928 la sua “fortezza di meditazione”, Samten-Dzong, che lascerà nel 1937 per intraprendere altri viaggi in Cina e India.
Nel 1955 Yongden muore, lasciandola in uno stato di profonda prostrazione. Compiuti i 100 anni, chiede il rinnovo del passaporto per poter continuare a viaggiare. Morirà l’anno successivo, senza aver mai smesso di aggiornare i propri diari e di scrivere libri, tenendo conferenze ed ottenendo importanti riconoscimenti in Francia e all’estero. È dichiarata ufficialmente lama in quello stesso Tibet nel quale era riuscita – prima occidentale – a mettere piede.

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Alexandra David Neel era una scrittrice ed esploratrice francese.
Nata Louise Eugenie Alexandrine Marie David, è nota soprattutto per essere stata la prima donna occidentale a giungere a Lhasa nel 1924, capitale del Tibet e città che a quell’epoca era vietata agli stranieri.
Il suo viaggio durò otto mesi, una marcia partita dalla Mongolia che attraversò per intero il Tibet.
Nella sua lunga carriera di esploratrice, fotografa, orientalista e antropologa ha scritto più di trenta libri di viaggi e alcuni testi sul Buddhismo.

Sin dalla primissima infanzia si appassiona alla lettura, e volge la propria curiosità specialmente alla fantascienza.
Il suo gusto dell’avventura la spinge a fuggire da casa in diverse occasioni, specie durante l’adolescenza, ma alla fine è sempre riportata in famiglia.
Pur essendo un promettente soprano, interrompe gli studi di musica e intraprende studi esoterici.
Nel 1888 si trasferisce a Londra, dove studia presso la Società della Gnosi Suprema. Lì conosce Madame Blavatsky, la fondatrice della Società Teosofica.
Le idee della Blavatsky la condizionano profondamente.
Nel 1889 ritorna a Bruxelles per riprendere i suoi studi di musica e poi si reca a Parigi, alla Sorbona, dove entra in contatto con un ambiente permeato da idee politiche radicali. Nel contempo approfondisce lo studio del culto esoterico promosso da Sri Ananda Saraswati.

È in quello stesso anno che ha inizio il suo primo, grande viaggio: parte per Ceylon e approda in India, dove si unrà alla società teosofica, guidata in quel momento da Annie Besant, sotto la cui guida studia il sanscrito.
Conosce alcuni fra i maggiori maestri indiani, ma è costretta a ritornare in Europa, a Bruxelles, per mancanza di fondi.
Dal 1894 al 1900 prova ad avviare una carriera musicale, che però si rivela povera di soddisfazioni e non le porta il successo sperato.
È costretta ad accettare un lavoro presso l’opera di Tunisi e lì conosce Philip Néel, un ingegnere ferroviario che sposerà nel 1904.
Nel 1911 riparte per l’India. La polizia, però, la tiene d’occhio a causa del suo comportamento, ritenuto “eccentrico”, oltre che per le idee estremiste.
Prende parte ad alcuni riti tantrici e perfeziona il sanscrito, al punto da ottenere in loco un dottorato in filosofia.
Nel 1912 giunge nel Sikkim, rimane fortemente colpita dai monasteri locali e decide di approfondire lo studio del buddismo.
Incontra il principe Sidkeong, che assumerà grande importanza nella sua vita, e fa la conoscenza del Dalai Lama in esilio, che la spinge a imparare il tibetano. Il talento per le lingue non le ha mai fatto difetto, e impara in fretta anche il difficilissimo idioma, cosa che le permetterà di diventare allieva del grande eremita Gomchen.
Questi la inizia alla telepatia e a pratiche esoteriche quali la respirazione tumo, che consente di sviluppare un grande calore corporeo anche in climi estremamente freddo.
Nel 1914 incontra un giovane lama, Aphur Yongden, che elegge figlio adottivo e e con il quale sviluppa un legame molto forte.
Con il figlio proverà ripetutamente a entrare in Tibet, ottenendo come solo risultato, però, di farsi cacciare dal Sikkim.
È il 1916, la guerra infuria in Europa e quindi Alexandra e il figlio non possono farvi ritorno. Decidono di tentare un pericolosissimo viaggio attraverso la Cina, il deserto di Gobi e la Mongolia.
Nel corso del viaggio, verranno attaccati più volte dai banditi, prima di raggiungere il monastero di Kum Bum, nel quale troveranno rifugio e si fermeranno per tre anni.
Nel 1921 Alexandra e Yongden travestiti da mendicanti intraprendono il loro viaggio verso il Tibet, puntando verso la sacra città di Lhasa, l’accesso alla quale è interdetto agli occidentali. Il viaggio è un’autentica epopea, che durerà tre anni e durante il quale i due devono spesso cambiare rotta e piani per sfuggire a bande di predoni o agli animali feroci.
A Lhasa rimangono in incognito per tre mesi, prima di ripartire inosservati.
Nel 1925 finalmente tornano in Francia, dove Alexandra si separerà di comune accordo da Philip (che l’aveva aiutata moralmente e finanziariamente durante tutti gli anni dei suoi viaggi).
A Digne, in Provenza, fa costruire nel 1928 la sua “fortezza di meditazione”, Samten-Dzong, che lascerà nel 1937 per intraprendere altri viaggi in Cina e India.
Nel 1955 Yongden muore, lasciandola in uno stato di profonda prostrazione. Compiuti i 100 anni, chiede il rinnovo del passaporto per poter continuare a viaggiare. Morirà l’anno successivo, senza aver mai smesso di aggiornare i propri diari e di scrivere libri, tenendo conferenze ed ottenendo importanti riconoscimenti in Francia e all’estero. È dichiarata ufficialmente lama in quello stesso Tibet nel quale era riuscita – prima occidentale – a mettere piede.

Titolo

Il Buddhismo di Buddha

Autore

Alexandra David Neel

Editore/Marca

Non disponibile

ISBN

9781544281162

Anno di pubblicazione

1986

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