Descrizione

E’ stato detto che la produzione hamvasiana concernente la storia delle idee ha il proprio “centro” in Scientia Sacra: “Quello che aveva pensato precedentemente, lo guidò verso quest’opera; quello che pensò in seguito, germogliò da essa. In questo libro, le sue conoscenze confluirono in un sapere unitario”.(1) Altri hanno visto in Scientia Sacra un’opera di sintesi delle dottrine tradizionali analoga a quella prodotta negli anni Trenta da Leopold Ziegler, che con ilberlieferung [Tradizione] (Leipzig 1936) “elaborò la prima sintesi sulla base di Guénon”(2). D’altronde, nel suo saggio del 1942 su René Guénon e la metafisica della società (3) lo stesso Hamvas si era richiamato a Leopold Ziegler (nonché a Julius Evola) per esemplificare “quel tipo d’uomo che (…) abbia esaminato fino in fondo tutta la filosofia e la scienza moderna, ma non abbia trovato, all’interno di questa civiltà che ha ormai cinquecento anni, un solo pensiero assoluto, un solo caposaldo stabile, una sola verità incontestabile(4)”. A coloro i quali “sono rimasti delusi da tutti i tentativi scientifici e filosofici dell’uomo contemporaneo e li hanno accantonati con disgusto”.(5)Hamvas indicava l’impresa affrontata da Guénon e dalla corrente ispirata da quest’ultimo e proponeva l’obiettivo di una ricostruzione della “spiritualità dell’urnanità primordiale”. Scientia Sacra rappresenterebbe dunque il tentativo intrapreso da Hamvas per “far maturare questa sintesi”.Sui limiti di tale tentativo si è soffermato Róbert Horvath, prefatore dell’unico libro di Hamvas apparso in Italia prima di Scientia Sacra, denunciando un errore che secondo lui i connazionali di Hamvas tendono a commettere. Tale errore consisterebbe nel considerare l’autore di Scientia Sacra come un “esponente della Tradizione e del tradizionalismo metafisico”(7), quando invece un lettore di Guénon o di Evola può rendersi facilmente conto che, se spesso la relazione di Hamvas col “pensiero tradizionale” non manca di profondità, e altrettanto vero che, in ultima analisi, egli rimane lontano dall’identificarsi a pieno titolo con tale indirizzo di pensiero. E’ chiaro, scrive infatti Horvath, che Béla Hamvas si rapportò a questa “corrente” (che sta al di sopra delle correnti) spesso in modo profondo ma, dopo tutto, in ultima istanza, soltanto sfiorandola e che anche nei più eminenti scritti di Hamvas (oltre agli errori materiali) si possono notare frequenti incoerenze, ondeggiamenti e superficialità, rispetto ai contenuti che ci vengono mostrati dai noti esponenti del tradizionalismo metafisico”.(9)Se già in un paio di note redatte a commento dei saggi contenuti in ‘Da Eraclito a Guénon’ (10)il traduttore italiano aveva dovuto rilevare due punti poco felici dell’esposizione di Hamvas, un sistematico intervento critico a margine di Scientia Sacra, inteso a segnalare gli sbagli e le imprecisioni del testo, sarebbe risultato pedante, impietoso e fastidioso. D’altronde, il lettore che abbia un minimo di familiarità con la produzione del “tradizionalismo metafisico” si renderà conto da solo delle carenze di Hamvas: dall’indebita estensione del concetto di “tradizione primordiale” (che Hamvas applica ad alcune forme storiche della tradizione) all’errata interpretazione di simboli quali il cinghiale e l’orso, a certe confusioni tra dottrina metafisica e scienze cosmologiche, tra salvezza e liberazione e così via. Parimenti, molti lettori si potranno render conto del grado di libertà che talvolta Hamvas si è concesso nel tradurre i vocaboli delle lingue antiche (il sanscrito adhydsa e reso con “confusione”, l’avestico daéna con “comunità celeste”, il greco hamartìa con “rivolta” ecc.), nello stabilire certi rapporti etimologici (per esempio tra il greco asty e il latino vestis) o nel parafrasare alcuni brani (il casolimite e dato dalla parafrasi di Manavadharmashastra, I, 1-6, 12-15 e Il, 226-231, eseguita evidentemente su una traduzione di terza o, quarta mano).

Scientia Sacra. Az óskori enrberiség szellerni ttrdornarTya [Scientia Sacra. La tradizione spirituale dell’umanità primordiale] fu scritto tra l’agosto 1943 e il febbraio 1944, cioè in un periodo che nella vita di Hamvas corrispose ad un’attività particolarmente intensa, dopo i sei mesi (aprile-settembre 1942) trascorsi sul fronte russo. Nel 1943, infatti, Hamvas cominciò a scrivere Az ósók nagy csarnoka [La grande galleria degli antenati], una antologia commentata di testi appartenenti a diverse culture che, terminata nel 1960, è rimasta inedita; nel medesimo anno eseguì la traduzione di ventisei inni vedici e commentò alcuni testi upanishadici (lavori tuttora inediti); sempre nel 1943 pubblicò, presso la budapestina Bibliotheca, un testo confuciano: Lun yii. Kung mester beszélgetései [Lun yii. Dialoghi del Maestro Kung]. Nel 1944 tradusse e commentò un testo taóista, A tao virírgai [I fiori del Tao] di Chuang-tze (inedito); infine, sotto il titolo di Tibeti misztériumok [Misteri tibetani], pubblicò, sempre per Bibliotheca, alcuni testi del buddhismo tibetano preceduti da una sua introduzione.Questa intensa attività puo contribuire a spiegare il perché delle inesattezze contenute in Scientia Sacra, un’opera che, scritta in quello stesso periodo, non venne più revisionata e vide la luce nel 1988, vent’anni dopo la mórte dell’autore.

Claudio Mutti

Informazioni aggiuntive

Anno

2000

Pagine

270

Recensioni

Ancora non ci sono recensioni.

Solamente clienti che hanno effettuato l'accesso ed hanno acquistato questo prodotto possono lasciare una recensione.