Vita Nova (1925-1933)

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Descrizione

La collaborazione di Julius Evola con “Vita Nova”, avvenuta tra il 1925 e il 1933, rappresenta un momento significativo nella sua evoluzione intellettuale. Questo periodico, che fungeva da organo dell’Istituto di Cultura Fascista, vide Evola emergere come una figura rilevante nel panorama culturale dell’epoca. La direzione di Giuseppe Saitta e l’ispirazione di Leandro Arpinati fornirono il contesto per l’inserimento di Evola nel dibattito intellettuale dell’epoca.

Il nome di Evola compare per la prima volta nel 1925 su “Vita Nova”, con una recensione dei “Saggi sull’Idealismo Magico” firmata da Armando Carlini, ma la sua presenza diventa presto costante e riconosciuta. La sua partecipazione al periodico non si limita a polemiche accese, come quella tra neopaganesimo e cristianesimo, ma riflette anche il suo crescente interesse per una ricerca “tradizionale”.

Evola, infatti, stava allontanandosi dal sentiero filosofico per intraprendere una ricerca volta a esplorare la spiritualità, l’idealità e la personalità dell’uomo nella tradizione occidentale. La sua collaborazione con “Vita Nova” gli fornì una piattaforma per esporre e sviluppare le sue idee in questo nuovo ambito, contribuendo così alla sua transizione verso una prospettiva più orientata alla tradizione e alla spiritualità.

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