Libreria Cinabro

Rigenerazione Evola | Il mistero dei dischi volanti (prima parte)

Tratto da RigenerazionEvola

Nell’articolo “Alla ricerca dell’inconscio”, uscito sul Roma nel 1971, da noi riproposto di recente, Evola dedicava alcune riflessioni alla parapsicologia o metapsichica. A proposito, in particolare, delle considerazioni del barone sui fenomeni cd. parafisici, cioè su quei fenomeni prodotti nel mondo fisico senza che possano essere spiegati con le leggi della fisica profana, avevamo scritto che questa tipologia di “eventi” è strettamente collegata ad un altro particolare tema di attualità: si tratta degli extraterrestri, con tutto ciò che è legato ad UFO, avvistamenti, incontri ravvicinati, rapimenti (le cd. abductions), e così via.

Ben pochi sanno che Evola scrisse degli articoli anche sul tema degli avvistamenti di dischi volanti, che, dal secondo dopoguerra (in particolare dal celebre quanto misterioso incidente di Roswell, nel New Mexico, del 1947), assunsero una notevole frequenza e svilupparono una corposa “letteratura”. Si tratta di tre articoli, di cui il primo (intitolato “E i dischi volanti?”) uscì sul “Roma” tra la fine del 1953 e l’inizio del 1954, mentre i due successivi (intitolati, rispettivamente, “I dischi volanti non sono palle a folgore” e “La verità sui dischi volanti – attendiamo che cadano”), che rappresentarono un ampliamento ed approfondimento del precedente, uscirono sul settimanale milanese “Meridiano d’Italia” il 21 novembre e poi il 19 dicembre 1954. Vi proponiamo, in particolare, questi ultimi due: un piccolo scoop, per quanto si tratti di materiali editi, sicuramente poco noti. In essi Evola, come avrete modo di leggere, considerava il fenomeno ufologico sulla base delle risultanze più o meno “ufficiali” di quegli anni, provenienti per lo più da autorità o organismi di ricerca americani, interrogandosi sulla natura di esso, ma senza avanzare ipotesi sovrannaturali, parafisiche, sottili, o simili, bensì rimanendo su un piano strettamente scientifico-grossolano.

Vedremo, collegandoci a tale fenomeno, come, da un punto di vista tradizionale, esso sembrerebbe avere invece ben altra, insospettabile natura, e ben precise finalità: si tratta proprio della cd. ipotesi parafisica, su cui daremo alcuni importanti ragguagli, dato l’interesse che questo fenomeno riveste, in correlazione ad altri, in questi “tempi ultimi”.

***

di Julius Evola

tratto da “Meridiano d’Italia”, 21 novembre 1954

La nuova ondata di avvistamenti – reali o presunti – di dischi volanti ha riportato il problema relativo a questi strani oggetti al centro dell’interesse di ampi strati del pubblico. Così forse non sarà inutile fare, in un certo modo, il punto della questione, ossia indicare brevemente ciò che in via positiva e seria è stato finora accertato sui dischi volanti.

Per il che, più che a relazioni sparse e non verificate dell’uno o dell’altro osservatore e a notizie di seconda mano, è il caso di riferirsi ai risultati di indagini eseguite da un apposito centro di ricerche che, col nome di Ufficio per progetto “Sign” o Ufficio del progetto per Libro Azzurro, fin dal 1949 è stato creato negli Stati Uniti, alle dipendenze del servizio segreto delle forze aeree. Anche altri governi, segnatamente l’inglese, hanno costituito centri analoghi di ricerche. Ma la loro attività è stata tenuta segreta. Invece quell’ufficio americano, sia pure dopo molte esitazioni, si è deciso a mettere a disposizione di un suo collaboratore, un ex-maggiore dei corpi di sbarco, D.E. Keyhoe, che è stato uno dei primi a occuparsi dei dischi volanti e a sostenerne la realtà, buona parte del materiale raccolto e delle corrispondenti analisi, autorizzando che il tutto venga portato a conoscenza del pubblico (1). Le cose stanno più o meno così:

1) Viene escluso che i dischi siano armi segrete di una qualche nazione. Per ragioni evidenti, qui entrerebbero in questione soprattutto gli Stati Uniti e la Russia. Ora, quanto agli Stati Uniti, sarebbe un bluff inconcepibile che essi, sapendo perfettamente che i dischi sono loro armi, abbiano creato un ufficio del servizio segreto per fare ricerche su di essi. Poi, le forze armate non li avrebbero fatti volare per cinque ore su Washington, come accadde nel luglio 1950, tanto da generare un ondata di panico a tacere degli avvistamenti nelle prossimità di aeroporti e di centri per l’energia atomica. Infine, non sarebbero state prese misure speciali, come la distribuzione di particolari apparecchi da ripresa fotografica o film con prismi e retino che permettono indagini tecniche approfondite sulle immagini dei dischi.

Per i Soviet, vale l’argomento che di avvistamenti di dischi ve ne sono stati già in un periodo in cui la Russia, ancora prostrata dalla guerra, difficilmente sarebbe stata in grado di mettersi a inventare e a costruire macchine di un genere così rivoluzionario come i dischi. In più, sia per la Russia e l’America, sia per ogni altra nazione vi è l’argomento, che un’arma segreta la si tiene, appunto, segreta, la si esperimenta in aree segrete o sugli oceani, come è avvenuto per le bombe atomiche; non la si manda a passeggiare dovunque, tanto da mettere in allarme i nemici potenziali col pericolo che il segreto venga scoperto.

2) I dischi volanti non sono una illusione né l’interpretazione fantasiosa e psicotica di qualche fenomeno atmosferico. Fra i rapporti esaminati dal servizio segreto americano ve ne sono moltissimi dovuti a piloti militari esperti e degni di fiducia, che per la loro pratica non possono essersi ingannati così facilmente, tutto d’un tratto. Ma l’argomento principale è costituito dalle segnalazioni radar. I radar sia al suolo che di aerei in volo hanno captato i dischi; si sono avuti casi di segnalazioni radar simultanee con relative triangolazioni; in più vi sono state corrispondenze fra le segnalazioni radar e le osservazioni visive dirette. Ora, i radar non colgono fenomeni immateriali, riflessi o riverberi. Fra le migliaia di casi esaminati, almeno il 25 per cento sfugge a ogni spiegazione normale, che li riduca ad abbagli o a illusioni.

Per tali casi l’accennato ufficio ha dovuto quindi abbandonare anche la teoria delle cosiddette inversioni di temperatura, a cui in un primo tempo era ricorso quando la parola d’ordine era di “smontare” in ogni modo la faccenda dei dischi, di fronte a un crescente allarme degli americani. Nell’atmosfera il sovrapporsi di strati di aria calda e di aria fredda può dar luogo a una rifrazione di raggi e all’apparizione di immagini riflesse, in moto o sul genere di quelle dei miraggi nei deserti. Ma dei dischi sono stati avvistati anche là dove le condizioni atmosferiche necessarie per il fenomeno dell’inversione erano inesistenti. Anche la teoria di formazioni elettroniche la si è dovuta abbandonare. Contro l’una e l’altra vi è, del resto, un argomento fondamentale, e cioè:

3) I dischi sembrano essere governati. Sono guidati, compiono spesso manovre precise. Inseguiti da turbo-reattori militari, essi accelerano la velocità per sottrarsi all’accostamento. In alcuni casi si sono messi a volteggiare intorno ad aerei di linea, come per osservarli, ovvero hanno cambiato di rotta per mettersi a seguirli. In altri casi essi sono stati visti volare in formazioni – formazioni a V, a “diamante” o a scala – mantenendo fra loro precise distanze. Il che, se si trattasse di semplici, casuali fenomeni atmosferici o di sparsi miraggi, sarebbe inconcepibile.

4) Per la stessa ragione, si deve escludere l’ipotesi di bolidi o di meteoriti. Tale ipotesi era stata affacciata specialmente per una sottospecie di dischi, per le cosiddette green fireballs – palle di fuoco verde, spesso esplose a mezz’aria, lanciando un raggio rosso – apparse soprattutto nei cieli del Nuovo Messico. Gli astronomi hanno dovuto escludere l’ipotesi dei meteoriti, per via sia della traiettoria che della velocità e della frequenza di queste apparizioni. Poi, di nuovo, v’è il fattore di una verosimile intenzionalità: il fenomeno dell’apparizione e dello scoppio si è ripetuto, ad esempio, per quattro volte di seguito, alla stessa ora e nello stesso punto, in giorni diversi, presso a un aeroporto.

Non figura, nelle ricerche del centro americano, l’ipotesi delle cosiddette palle a folgore: fenomeno atmosferico raro ed enigmatico. Però, come le altre dello stesso genere, anche questa ipotesi cadrebbe se, come sostengono nei loro rapporti degli aviatori militari sperimentati, fra di essi un comandante di squadriglie da caccia, i dischi seguono rotte e compiono manovre che presuppongono una guida, un governo. Le restanti risultanze delle ricerche dell’ufficio pel progetto “Sign” le riassumeremo nel prossimo articolo.

Nota redazionale

(1) Questo materiale si trovava raccolto nell’opera di Keyhoe “Flying Saucers from the outer space” (New York, 1953). L’occasione è propizia per riportare, qui in nota, l’introduzione del primo articolo di Evola sul fenomeno UFO, un po’ più ampia di quella poi riproposta su “Il Meridiano d’Italia”:

“Sui cosiddetti dischi volanti da qualche anno si è assai parlato, discusso e polemizzato, con degli alti e dei bassi d’interesse dipendenti dal genere e dalla frequenza degli avvistamenti. A tale riguardo, molti sono rimasti scettici. Noi stessi, lo confessiamo, siamo stati fra costoro; ma, alla fine, siamo venuti alla convinzione che la faccenda è più complessa di quanto sembra. A tanto, ha contribuito la conoscenza di una documentazione che prima ignoravamo, la quale si trova raccolta in una pubblicazione recente di Donald E. Keyhoe, già maggiore delle truppe da sbarco statunitensi, dal titolo Flying Saucers from the outer space (New York, 1953).

L’importanza del libro sta nel carattere ufficiale e controllato dei dati che contiene, perché questi dati sono stati direttamente forniti all’autore dall’Ufficio stampa e dal servizio segreto delle forze aeree americane (a tale proposito, al libro è allegata una dichiarazione ufficiale). Noi non sapevamo che gli Stati Uniti avessero preso così sul serio la cosa da istituire, fin dal 1949, uno speciale centro di indagini, chiamato Ufficio del Progetto Sign, o Ufficio pel Libro Azzurro. Né sapevamo del carattere di molti avvistamenti e della frequenza dell’apparizione dei dischi, che si trattennero sulla città per oltre due ore compiendo manovre ed evoluzioni varie.

Nel libro citato si descrive in modo abbastanza plastico e mosso l’imbarazzo delle forze aeree americane che, sforzatesi in un primo tempo a ridurre il tutto a illusioni o mistificazioni, si sono trovate sempre di più di fronte a prove inconfutabili, peperò al problema di informare o meno l’opinione pubblica, di allarmarla ovvero di cullarla nel senso di una precaria sicurezza”.

L’articolo Rigenerazione Evola | Il mistero dei dischi volanti (prima parte) proviene da AZIONE TRADIZIONALE.

Tratto da RigenerazionEvola

Nell’articolo “Alla ricerca dell’inconscio”, uscito sul Roma nel 1971, da noi riproposto di recente, Evola dedicava alcune riflessioni alla parapsicologia o metapsichica. A proposito, in particolare, delle considerazioni del barone sui fenomeni cd. parafisici, cioè su quei fenomeni prodotti nel mondo fisico senza che possano essere spiegati con le leggi della fisica profana, avevamo scritto che questa tipologia di “eventi” è strettamente collegata ad un altro particolare tema di attualità: si tratta degli extraterrestri, con tutto ciò che è legato ad UFO, avvistamenti, incontri ravvicinati, rapimenti (le cd. abductions), e così via.

Ben pochi sanno che Evola scrisse degli articoli anche sul tema degli avvistamenti di dischi volanti, che, dal secondo dopoguerra (in particolare dal celebre quanto misterioso incidente di Roswell, nel New Mexico, del 1947), assunsero una notevole frequenza e svilupparono una corposa “letteratura”. Si tratta di tre articoli, di cui il primo (intitolato “E i dischi volanti?”) uscì sul “Roma” tra la fine del 1953 e l’inizio del 1954, mentre i due successivi (intitolati, rispettivamente, “I dischi volanti non sono palle a folgore” e “La verità sui dischi volanti – attendiamo che cadano”), che rappresentarono un ampliamento ed approfondimento del precedente, uscirono sul settimanale milanese “Meridiano d’Italia” il 21 novembre e poi il 19 dicembre 1954. Vi proponiamo, in particolare, questi ultimi due: un piccolo scoop, per quanto si tratti di materiali editi, sicuramente poco noti. In essi Evola, come avrete modo di leggere, considerava il fenomeno ufologico sulla base delle risultanze più o meno “ufficiali” di quegli anni, provenienti per lo più da autorità o organismi di ricerca americani, interrogandosi sulla natura di esso, ma senza avanzare ipotesi sovrannaturali, parafisiche, sottili, o simili, bensì rimanendo su un piano strettamente scientifico-grossolano.

Vedremo, collegandoci a tale fenomeno, come, da un punto di vista tradizionale, esso sembrerebbe avere invece ben altra, insospettabile natura, e ben precise finalità: si tratta proprio della cd. ipotesi parafisica, su cui daremo alcuni importanti ragguagli, dato l’interesse che questo fenomeno riveste, in correlazione ad altri, in questi “tempi ultimi”.

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di Julius Evola

tratto da “Meridiano d’Italia”, 21 novembre 1954

La nuova ondata di avvistamenti – reali o presunti – di dischi volanti ha riportato il problema relativo a questi strani oggetti al centro dell’interesse di ampi strati del pubblico. Così forse non sarà inutile fare, in un certo modo, il punto della questione, ossia indicare brevemente ciò che in via positiva e seria è stato finora accertato sui dischi volanti.

Per il che, più che a relazioni sparse e non verificate dell’uno o dell’altro osservatore e a notizie di seconda mano, è il caso di riferirsi ai risultati di indagini eseguite da un apposito centro di ricerche che, col nome di Ufficio per progetto “Sign” o Ufficio del progetto per Libro Azzurro, fin dal 1949 è stato creato negli Stati Uniti, alle dipendenze del servizio segreto delle forze aeree. Anche altri governi, segnatamente l’inglese, hanno costituito centri analoghi di ricerche. Ma la loro attività è stata tenuta segreta. Invece quell’ufficio americano, sia pure dopo molte esitazioni, si è deciso a mettere a disposizione di un suo collaboratore, un ex-maggiore dei corpi di sbarco, D.E. Keyhoe, che è stato uno dei primi a occuparsi dei dischi volanti e a sostenerne la realtà, buona parte del materiale raccolto e delle corrispondenti analisi, autorizzando che il tutto venga portato a conoscenza del pubblico (1). Le cose stanno più o meno così:

1) Viene escluso che i dischi siano armi segrete di una qualche nazione. Per ragioni evidenti, qui entrerebbero in questione soprattutto gli Stati Uniti e la Russia. Ora, quanto agli Stati Uniti, sarebbe un bluff inconcepibile che essi, sapendo perfettamente che i dischi sono loro armi, abbiano creato un ufficio del servizio segreto per fare ricerche su di essi. Poi, le forze armate non li avrebbero fatti volare per cinque ore su Washington, come accadde nel luglio 1950, tanto da generare un ondata di panico a tacere degli avvistamenti nelle prossimità di aeroporti e di centri per l’energia atomica. Infine, non sarebbero state prese misure speciali, come la distribuzione di particolari apparecchi da ripresa fotografica o film con prismi e retino che permettono indagini tecniche approfondite sulle immagini dei dischi.

Per i Soviet, vale l’argomento che di avvistamenti di dischi ve ne sono stati già in un periodo in cui la Russia, ancora prostrata dalla guerra, difficilmente sarebbe stata in grado di mettersi a inventare e a costruire macchine di un genere così rivoluzionario come i dischi. In più, sia per la Russia e l’America, sia per ogni altra nazione vi è l’argomento, che un’arma segreta la si tiene, appunto, segreta, la si esperimenta in aree segrete o sugli oceani, come è avvenuto per le bombe atomiche; non la si manda a passeggiare dovunque, tanto da mettere in allarme i nemici potenziali col pericolo che il segreto venga scoperto.

2) I dischi volanti non sono una illusione né l’interpretazione fantasiosa e psicotica di qualche fenomeno atmosferico. Fra i rapporti esaminati dal servizio segreto americano ve ne sono moltissimi dovuti a piloti militari esperti e degni di fiducia, che per la loro pratica non possono essersi ingannati così facilmente, tutto d’un tratto. Ma l’argomento principale è costituito dalle segnalazioni radar. I radar sia al suolo che di aerei in volo hanno captato i dischi; si sono avuti casi di segnalazioni radar simultanee con relative triangolazioni; in più vi sono state corrispondenze fra le segnalazioni radar e le osservazioni visive dirette. Ora, i radar non colgono fenomeni immateriali, riflessi o riverberi. Fra le migliaia di casi esaminati, almeno il 25 per cento sfugge a ogni spiegazione normale, che li riduca ad abbagli o a illusioni.

Per tali casi l’accennato ufficio ha dovuto quindi abbandonare anche la teoria delle cosiddette inversioni di temperatura, a cui in un primo tempo era ricorso quando la parola d’ordine era di “smontare” in ogni modo la faccenda dei dischi, di fronte a un crescente allarme degli americani. Nell’atmosfera il sovrapporsi di strati di aria calda e di aria fredda può dar luogo a una rifrazione di raggi e all’apparizione di immagini riflesse, in moto o sul genere di quelle dei miraggi nei deserti. Ma dei dischi sono stati avvistati anche là dove le condizioni atmosferiche necessarie per il fenomeno dell’inversione erano inesistenti. Anche la teoria di formazioni elettroniche la si è dovuta abbandonare. Contro l’una e l’altra vi è, del resto, un argomento fondamentale, e cioè:

3) I dischi sembrano essere governati. Sono guidati, compiono spesso manovre precise. Inseguiti da turbo-reattori militari, essi accelerano la velocità per sottrarsi all’accostamento. In alcuni casi si sono messi a volteggiare intorno ad aerei di linea, come per osservarli, ovvero hanno cambiato di rotta per mettersi a seguirli. In altri casi essi sono stati visti volare in formazioni – formazioni a V, a “diamante” o a scala – mantenendo fra loro precise distanze. Il che, se si trattasse di semplici, casuali fenomeni atmosferici o di sparsi miraggi, sarebbe inconcepibile.

4) Per la stessa ragione, si deve escludere l’ipotesi di bolidi o di meteoriti. Tale ipotesi era stata affacciata specialmente per una sottospecie di dischi, per le cosiddette green fireballs – palle di fuoco verde, spesso esplose a mezz’aria, lanciando un raggio rosso – apparse soprattutto nei cieli del Nuovo Messico. Gli astronomi hanno dovuto escludere l’ipotesi dei meteoriti, per via sia della traiettoria che della velocità e della frequenza di queste apparizioni. Poi, di nuovo, v’è il fattore di una verosimile intenzionalità: il fenomeno dell’apparizione e dello scoppio si è ripetuto, ad esempio, per quattro volte di seguito, alla stessa ora e nello stesso punto, in giorni diversi, presso a un aeroporto.

Non figura, nelle ricerche del centro americano, l’ipotesi delle cosiddette palle a folgore: fenomeno atmosferico raro ed enigmatico. Però, come le altre dello stesso genere, anche questa ipotesi cadrebbe se, come sostengono nei loro rapporti degli aviatori militari sperimentati, fra di essi un comandante di squadriglie da caccia, i dischi seguono rotte e compiono manovre che presuppongono una guida, un governo. Le restanti risultanze delle ricerche dell’ufficio pel progetto “Sign” le riassumeremo nel prossimo articolo.

Nota redazionale

(1) Questo materiale si trovava raccolto nell’opera di Keyhoe “Flying Saucers from the outer space” (New York, 1953). L’occasione è propizia per riportare, qui in nota, l’introduzione del primo articolo di Evola sul fenomeno UFO, un po’ più ampia di quella poi riproposta su “Il Meridiano d’Italia”:

“Sui cosiddetti dischi volanti da qualche anno si è assai parlato, discusso e polemizzato, con degli alti e dei bassi d’interesse dipendenti dal genere e dalla frequenza degli avvistamenti. A tale riguardo, molti sono rimasti scettici. Noi stessi, lo confessiamo, siamo stati fra costoro; ma, alla fine, siamo venuti alla convinzione che la faccenda è più complessa di quanto sembra. A tanto, ha contribuito la conoscenza di una documentazione che prima ignoravamo, la quale si trova raccolta in una pubblicazione recente di Donald E. Keyhoe, già maggiore delle truppe da sbarco statunitensi, dal titolo Flying Saucers from the outer space (New York, 1953).

L’importanza del libro sta nel carattere ufficiale e controllato dei dati che contiene, perché questi dati sono stati direttamente forniti all’autore dall’Ufficio stampa e dal servizio segreto delle forze aeree americane (a tale proposito, al libro è allegata una dichiarazione ufficiale). Noi non sapevamo che gli Stati Uniti avessero preso così sul serio la cosa da istituire, fin dal 1949, uno speciale centro di indagini, chiamato Ufficio del Progetto Sign, o Ufficio pel Libro Azzurro. Né sapevamo del carattere di molti avvistamenti e della frequenza dell’apparizione dei dischi, che si trattennero sulla città per oltre due ore compiendo manovre ed evoluzioni varie.

Nel libro citato si descrive in modo abbastanza plastico e mosso l’imbarazzo delle forze aeree americane che, sforzatesi in un primo tempo a ridurre il tutto a illusioni o mistificazioni, si sono trovate sempre di più di fronte a prove inconfutabili, peperò al problema di informare o meno l’opinione pubblica, di allarmarla ovvero di cullarla nel senso di una precaria sicurezza”.

L’articolo Rigenerazione Evola | Il mistero dei dischi volanti (prima parte) proviene da AZIONE TRADIZIONALE.

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