Inizia con la storia di Luana la nostra nuova “rubrica”, a cura del Cuib Femminile di Raido, dedicata a donne speciali dei giorni nostri, che si distinguono o si sono distinte per aver incarnato anche solo alcuni dei valori in cui crediamo e che ci sono cari, come dedizione, amore incondizionato, fedeltà, sacrificio o più semplicemente i valori e i principi tradizionali.
Donne le cui scelte coraggiose lasciano un segno nelle loro vite e, ci auguriamo, in quelle di chi legge le loro storie, testimonianze della possibilità di scorgere un bagliore di luce anche in tempi bui come questi. 

(a cura del Cuib Femminile di Raido) 

LA LUCE DI LUANA
Di fatto non la conosciamo, Luana D’Orazio, perché di lei sappiamo solo ciò che scrivono i giornali. “Amava la vita, aveva sogni straordinari, il sorriso sempre sulle labbra e non si stancava mai di lavorare.” Era solare quindi Luana e amava il suo lavoro, che dopo due anni si sarebbe rivelato anche il suo boia.
Sempre dai giornali apprendiamo che era mamma di un bambino di cinque anni, Donatello. “Il mio amore, il mio futuro, il mio specchio”, come diceva alle amiche. 
Come ha notato con disappunto qualche giornalista da strapazzo, la morte di Luana ha colpito e continua a colpire più di altre,  è vero, ma non solo perché era bella da fare paura. La verità è che la sua storia emana più luce, e i lettori ne restano abbagliati.
Luana è rimasta incinta a 17 anni, ha messo al mondo il suo bambino da giovanissima e, nonostante sognasse una carriera nel cinema, si è rimboccata le maniche e ha infilato il suo bellissimo corpo in una tuta da operaia per lavorare in una industria tessile. E per quanto ne sappiamo, ogni mattina si svegliava felice di indossare quella tuta, che le dava da vivere, e andava a lavorare con gioia. Bellezza del corpo e dell’anima Luana, dignità, ardore, coraggio.
Tuttavia è emerso anche qualcosa di molto bizzarro in questa drammatica vicenda. Gli inquirenti stanno indagando sulla titolare dell’azienda, una donna, che, per un triste scherzo del destino, si chiama Luana anche lei. Secondo le indagini della Guardia di Finanza, l’orditoio killer sarebbe stato manomesso per assicurare “all’altra Luana” un incremento di produttività. 
Lungi dal trarre conclusioni sensazionalistiche proviamo semplicemente a stimolare una riflessione: questa drammatica vicenda sembra fornire, in modo tristemente sinistro, l’emblema di vizi e virtù, luci e ombre della “Luana” contemporanea.

L’articolo Stelle nella notte | La luce di Luana proviene da AZIONE TRADIZIONALE.

Inizia con la storia di Luana la nostra nuova “rubrica”, a cura del Cuib Femminile di Raido, dedicata a donne speciali dei giorni nostri, che si distinguono o si sono distinte per aver incarnato anche solo alcuni dei valori in cui crediamo e che ci sono cari, come dedizione, amore incondizionato, fedeltà, sacrificio o più semplicemente i valori e i principi tradizionali.
Donne le cui scelte coraggiose lasciano un segno nelle loro vite e, ci auguriamo, in quelle di chi legge le loro storie, testimonianze della possibilità di scorgere un bagliore di luce anche in tempi bui come questi. 

(a cura del Cuib Femminile di Raido) 

LA LUCE DI LUANA
Di fatto non la conosciamo, Luana D’Orazio, perché di lei sappiamo solo ciò che scrivono i giornali. “Amava la vita, aveva sogni straordinari, il sorriso sempre sulle labbra e non si stancava mai di lavorare.” Era solare quindi Luana e amava il suo lavoro, che dopo due anni si sarebbe rivelato anche il suo boia.
Sempre dai giornali apprendiamo che era mamma di un bambino di cinque anni, Donatello. “Il mio amore, il mio futuro, il mio specchio”, come diceva alle amiche. 
Come ha notato con disappunto qualche giornalista da strapazzo, la morte di Luana ha colpito e continua a colpire più di altre,  è vero, ma non solo perché era bella da fare paura. La verità è che la sua storia emana più luce, e i lettori ne restano abbagliati.
Luana è rimasta incinta a 17 anni, ha messo al mondo il suo bambino da giovanissima e, nonostante sognasse una carriera nel cinema, si è rimboccata le maniche e ha infilato il suo bellissimo corpo in una tuta da operaia per lavorare in una industria tessile. E per quanto ne sappiamo, ogni mattina si svegliava felice di indossare quella tuta, che le dava da vivere, e andava a lavorare con gioia. Bellezza del corpo e dell’anima Luana, dignità, ardore, coraggio.
Tuttavia è emerso anche qualcosa di molto bizzarro in questa drammatica vicenda. Gli inquirenti stanno indagando sulla titolare dell’azienda, una donna, che, per un triste scherzo del destino, si chiama Luana anche lei. Secondo le indagini della Guardia di Finanza, l’orditoio killer sarebbe stato manomesso per assicurare “all’altra Luana” un incremento di produttività. 
Lungi dal trarre conclusioni sensazionalistiche proviamo semplicemente a stimolare una riflessione: questa drammatica vicenda sembra fornire, in modo tristemente sinistro, l’emblema di vizi e virtù, luci e ombre della “Luana” contemporanea.

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