Libreria Cinabro

Sulla morte di Darya Dugin

Vorremmo poterci dedicare solo ed esclusivamente alle condoglianze al Prof. Dugin per la morte della figlia Darya, improvvisamente uccisa dall’esplosione della sua auto la scorsa notte. Perché la solidarietà – sincera e rispettosa – è il primo gesto da riconoscere in circostanze così dolorose: siamo vicini al Prof. Dugin, con cui abbiamo avuto l’onore di confrontarci, in base alle reciproche esperienze e alla comune visione del mondo tradizionale. Sempre in vista la rivoluzione dell’uomo nella valle del nulla moderno, per la riscossa della bandiera della Tradizione. Per Dugin vi è il dolore di una figlia scomparsa tragicamente, per noi la consapevolezza che il nostro fronte perde – su questa terra – un’altra militante, un’altra combattente. Per la quale – comunque – la lotta non finisce così. Non finisce come il nemico vorrebbe.
Avremmo voluto dedicarci solo alle condoglianze, in questo momento.
Ma per amore della verità – la stessa che anima l’azione del Prof. Dugin e che ha condotto la figlia in questo percorso terreno – dobbiamo aggiungere l’amara consapevolezza che – per l’ennesima volta e a conferma di ogni previsione – i media europei mostrano il loro unico volto, quello senza pietà, senza dignità e senza onore che li caratterizza in ogni notizia che devono rilevare. Leggeteli i media europei. Guardate come riportano la notizia: “l’auto è esplosa…” e “la figlia dell’ideologo nazionalista ispiratore dell’invasione russa da parte di Putin è morta…“. Così, freddi, superficiali, tendenziosi. Spostano subito la notizia della tragedia sulla figura – a dir loro ‘oscura’ – del Prof. Dugin. Liquidano subito la notizia come un ‘evento’, un ‘fatto’, senza alcun approfondimento.
Qualcuno ipotizza “Se è stato un attentato, era per il padre, che ispira Putin…“, quasi a far passare Darya per una vittima dell’azione del Prof. Dugin. Nessuna pietà. Nessuna condanna. Un’azione di guerra come un’altra – ma sono civili, non sono militari. Scrollano le spalle: che volete, così va e chi la fa l’aspetti… Guardatele le prime pagine dei quotidiani italiani: “Dugin ideologo“, “Dugin ispira Meloni“, “Non sono stati gli ucraini“… E buonanotte alla ragazza, avanti la prossima.
Ma facciamo un’ipotesi – viviamo nel mondo delle ipotesi, dove nessuna certezza reale interessa più – e pensiamo se la giovane bionda fosse stata ucraina. O italiana. Sarebbe stato questo il trattamento per una donna – sì, una donna, quella specie tanto vilipesa in tutto il mondo e che il mondo ‘politicamente corretto’ difende a proprio interesse e vantaggio? Avrebbero trattato così una ragazza ‘esente dalla colpa’ di essere russa, figlia di Dugin e militante sul fronte della Tradizione? Certamente no. Certamente si sarebbero stracciati le vesti, avrebbero pianto, avrebbero chiamato la crème dell’intellighenzia femminista e anti-russa a raccontarci quanto quell’angelo biondo era innocente, di quanto erano cattivi i suoi assassini e avrebbero tirato fuori tutte le teorie possibili su mandanti ed esecutori dell’attentato.
Invece adesso i media ci tengono solo a dirci che non è stata l’Ucraina e che, probabilmente, sono stati proprio i russi.
Bene, adesso sappiamo certamente dove non ricercare la verità!

Onore e rispetto per Darya, che la terra ti sia lieve e che il tuo sangue versato sia la rugiada dell’alba per cui lottiamo.

L’articolo Sulla morte di Darya Dugin proviene da AZIONE TRADIZIONALE.

Vorremmo poterci dedicare solo ed esclusivamente alle condoglianze al Prof. Dugin per la morte della figlia Darya, improvvisamente uccisa dall’esplosione della sua auto la scorsa notte. Perché la solidarietà – sincera e rispettosa – è il primo gesto da riconoscere in circostanze così dolorose: siamo vicini al Prof. Dugin, con cui abbiamo avuto l’onore di confrontarci, in base alle reciproche esperienze e alla comune visione del mondo tradizionale. Sempre in vista la rivoluzione dell’uomo nella valle del nulla moderno, per la riscossa della bandiera della Tradizione. Per Dugin vi è il dolore di una figlia scomparsa tragicamente, per noi la consapevolezza che il nostro fronte perde – su questa terra – un’altra militante, un’altra combattente. Per la quale – comunque – la lotta non finisce così. Non finisce come il nemico vorrebbe.
Avremmo voluto dedicarci solo alle condoglianze, in questo momento.
Ma per amore della verità – la stessa che anima l’azione del Prof. Dugin e che ha condotto la figlia in questo percorso terreno – dobbiamo aggiungere l’amara consapevolezza che – per l’ennesima volta e a conferma di ogni previsione – i media europei mostrano il loro unico volto, quello senza pietà, senza dignità e senza onore che li caratterizza in ogni notizia che devono rilevare. Leggeteli i media europei. Guardate come riportano la notizia: “l’auto è esplosa…” e “la figlia dell’ideologo nazionalista ispiratore dell’invasione russa da parte di Putin è morta…“. Così, freddi, superficiali, tendenziosi. Spostano subito la notizia della tragedia sulla figura – a dir loro ‘oscura’ – del Prof. Dugin. Liquidano subito la notizia come un ‘evento’, un ‘fatto’, senza alcun approfondimento.
Qualcuno ipotizza “Se è stato un attentato, era per il padre, che ispira Putin…“, quasi a far passare Darya per una vittima dell’azione del Prof. Dugin. Nessuna pietà. Nessuna condanna. Un’azione di guerra come un’altra – ma sono civili, non sono militari. Scrollano le spalle: che volete, così va e chi la fa l’aspetti… Guardatele le prime pagine dei quotidiani italiani: “Dugin ideologo“, “Dugin ispira Meloni“, “Non sono stati gli ucraini“… E buonanotte alla ragazza, avanti la prossima.
Ma facciamo un’ipotesi – viviamo nel mondo delle ipotesi, dove nessuna certezza reale interessa più – e pensiamo se la giovane bionda fosse stata ucraina. O italiana. Sarebbe stato questo il trattamento per una donna – sì, una donna, quella specie tanto vilipesa in tutto il mondo e che il mondo ‘politicamente corretto’ difende a proprio interesse e vantaggio? Avrebbero trattato così una ragazza ‘esente dalla colpa’ di essere russa, figlia di Dugin e militante sul fronte della Tradizione? Certamente no. Certamente si sarebbero stracciati le vesti, avrebbero pianto, avrebbero chiamato la crème dell’intellighenzia femminista e anti-russa a raccontarci quanto quell’angelo biondo era innocente, di quanto erano cattivi i suoi assassini e avrebbero tirato fuori tutte le teorie possibili su mandanti ed esecutori dell’attentato.
Invece adesso i media ci tengono solo a dirci che non è stata l’Ucraina e che, probabilmente, sono stati proprio i russi.
Bene, adesso sappiamo certamente dove non ricercare la verità!

Onore e rispetto per Darya, che la terra ti sia lieve e che il tuo sangue versato sia la rugiada dell’alba per cui lottiamo.

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