Libreria Cinabro

Tramezzinocrazia

Pensate al gelato alla vaniglia.
No, meglio ancora, pensate a un tramezzino prosciutto cotto e formaggio, forse un po’ di maionese.
Cercate di visualizzare il migliore di questo tramezzino possibile, con il suo prosciutto caldo, il suo formaggio fuso, leggermente cremoso, magari un poco tostato… È il miglior cibo del mondo? Ovviamente no. È il peggiore? Di nuovo, no. A chi non piace un tramezzino alla fine, eppure nessuno lo sceglierebbe per il menu del proprio matrimonio o come la propria ultima cena. Non è un piatto eccezionale, ma alla fine se la cava; fa il suo lavoro. “Scusate la cucina è chiusa, ma se volete vi scaldo un tramezzino.”
Potremmo dire che è un piatto semplicemente mediocre. Non male, occhio, me-dio-cre. Vale a dire “di media qualità”.
Ora dimenticate il tramezzino e guardate verso l’ufficio del vostro capo. Ecco qua. Pensate all’insegnante dei vostri figli o accendete un momento il telegiornale per guardare giornalisti e politici. Ma anche l’ultimo film appena uscito o l’album recentemente più venduto. L’ultimo best seller… Non ditemi che non sa di prosciutto e formaggio? Benvenuti nella dittatura dei mediocri.
“Viviamo in un ordine in cui la media ha cessato di essere una sintesi astratta che ci permette di comprendere lo stato delle cose ed è diventata lo standard imposto a cui siamo obbligati a rispettare”.
Questa frase del sociologo Alain Deneault è una analisi/denuncia di come le aspirazioni mediocri che invadono la società stiano creando cittadini sempre più idioti. Un popolo condannato – diremmo – a mangiare un tramezzino a colazione, pranzo e cena. Incoraggiati in ogni modo possibile ad addormentarci piuttosto che pensare, a vedere l’inaccettabile come inevitabile e il disgustoso come necessario.
Il sistema NON vuole un insegnante che non sappia usare una fotocopiatrice, ma ancor meno accetterà un insegnante che mette in discussione il programma educativo cercando di migliorare la “media” culturale dei suoi alunni. Né ammetterà un dipendente dell’azienda che cerchi di mostrare un minimo di moralità in una impresa sotto la pressione costante dei suoi azionisti.
Trasferite il modello a qualsiasi altra professione e troverete un panorama con professori universitari-burocrati che compilano moduli invece di essere maestri e ricercatori, giornalisti che nascondono grandi scandali per poi però generare notizie con titoli sensazionalistici in modo da generare più click per la loro testata giornalistica, così come artisti tanto rivoluzionari quanto sovvenzionati da ogni ente statale, movimento politico o gruppo finanziario possibile, politici dell’ideologia del politicamente corretto. Nessuna minima traccia di orgoglio per un lavoro ben fatto.
Opportunismo e timore di rappresaglie strutturali, il mix perfetto per cedere alla pressione/lusinga della mediocrità.
Non a caso nelle moderne gerarchie, tutti i lavoratori moderatamente competenti – non i più brillanti o ne coloro completamente inutili – vengono promossi nella loro azienda fino a raggiungere una posizione per la quale, alla fine, non sono più qualificati.
Viviamo strutturati in massicci sistemi di valutazione e indicatori progettati per gestire la media (e la verità, purtroppo, è che lo fanno anche abbastanza bene). Questi sistemi puniscono la dissonanza, la variabile reale e naturale, la genialità, gli eccessi nel bene e nel male. Ciò che suona diverso da quello cui siamo stati abituati come “comune” tendiamo a qualificarlo facilmente come “cattivo” non appena ci viene detto di farlo. Il sistema ha sterilizzato lo slancio virile e ha innalzato il comportamento gregario e dell’uguaglianza democratica, tendendo a premiare il comportamento adattivo.
Quando i mestieri e gli uffici civili o militari si trasformarono gradualmente in posti di lavoro, il lavoro fu standardizzato e i professionisti divennero “risorse umane”, formattate, classificate e confezionate fino ad arrivare ai manager, partner, imprenditori, liberi professionisti, collaboratori, etc.
Con una “efficienza” su larga scala che, effettivamente, non ha paragoni nella storia. Ed eccola la nostra efficienza, persone che producono cibo in catena di montaggio senza saper cucinare nemmeno un tramezzino prosciutto e formaggio, che ti propinano idiozie al telefono con tariffe stimolanti che loro stessi non capiscono, che vendono libri che non avrebbero mai letto; che alla fine lavorano come la media, perché lavorare per loro non è altro che un mezzo di sopravvivenza mediocre.
I mediocri si organizzeranno per lusingarsi a vicenda, si assicureranno di ricambiare i favori e cementeranno il potere di un clan che crescerà attirando i propri simili, un circolo vizioso.
 Si potrebbe pensare che un professionista mediocre potrebbe esser per il sistema anche pericoloso delle volte. Invece no, per il potere, no. Mediocrità non è sinonimo di incompetenza. Chi ha il controllo non vuole incompetenti, lavoratori che non rispettano i loro orari o che non obbediscono agli ordini.
Si può essere mediocri molto competenti, cioè applicati e funzionali nel proprio compito, servili e liberi da tutte le proprie convinzioni e ideali. Le istituzioni del potere sono riluttanti a stare al fianco di persone che sono politicamente e moralmente impegnate “fuori dal coro” o che sono originali nei loro pensieri e metodi, o che cercano di affermare un loro pensiero critico. Si cerca il livellamento in tutto, basta eccellere, basta innalzarsi, basta aspirare alle vette! Al cielo!
Al vertice “visibile” di questo regime, troviamo i nostri politici, quelli della cultura manageriale, cosiddetti leader che però si limitano a confrontarsi solo su problemi di ieri e che disattendono ogni pensiero critico o ogni riflessione a lungo termine, perché solo la normativa, la riproduzione, le affermazioni meccaniche dell’evidente o di quello che dovrà esserlo in futuro sono autorizzate. Una classe politica che cerca di sopprimere il dibattito per sostituirlo con parole vuote.
La democrazia è un sistema di governo per la gente media e che sfocia nelle tirannie, potete cercare le scuse che volete ma sarà  sempre così. L’unica vera alternativa all’insipido tramezzino prosciutto e formaggio è la grande e gioiosa tavola imbandita della società tradizionale, dove non manca nulla e tutti mangiano ciò che gli spetta, frutto del sacrificio e dell’impegno organico della Comunità.
Un cibo giusto, buono e bello.

L’articolo Tramezzinocrazia proviene da AZIONE TRADIZIONALE.

Pensate al gelato alla vaniglia.
No, meglio ancora, pensate a un tramezzino prosciutto cotto e formaggio, forse un po’ di maionese.
Cercate di visualizzare il migliore di questo tramezzino possibile, con il suo prosciutto caldo, il suo formaggio fuso, leggermente cremoso, magari un poco tostato… È il miglior cibo del mondo? Ovviamente no. È il peggiore? Di nuovo, no. A chi non piace un tramezzino alla fine, eppure nessuno lo sceglierebbe per il menu del proprio matrimonio o come la propria ultima cena. Non è un piatto eccezionale, ma alla fine se la cava; fa il suo lavoro. “Scusate la cucina è chiusa, ma se volete vi scaldo un tramezzino.”
Potremmo dire che è un piatto semplicemente mediocre. Non male, occhio, me-dio-cre. Vale a dire “di media qualità”.
Ora dimenticate il tramezzino e guardate verso l’ufficio del vostro capo. Ecco qua. Pensate all’insegnante dei vostri figli o accendete un momento il telegiornale per guardare giornalisti e politici. Ma anche l’ultimo film appena uscito o l’album recentemente più venduto. L’ultimo best seller… Non ditemi che non sa di prosciutto e formaggio? Benvenuti nella dittatura dei mediocri.
“Viviamo in un ordine in cui la media ha cessato di essere una sintesi astratta che ci permette di comprendere lo stato delle cose ed è diventata lo standard imposto a cui siamo obbligati a rispettare”.
Questa frase del sociologo Alain Deneault è una analisi/denuncia di come le aspirazioni mediocri che invadono la società stiano creando cittadini sempre più idioti. Un popolo condannato – diremmo – a mangiare un tramezzino a colazione, pranzo e cena. Incoraggiati in ogni modo possibile ad addormentarci piuttosto che pensare, a vedere l’inaccettabile come inevitabile e il disgustoso come necessario.
Il sistema NON vuole un insegnante che non sappia usare una fotocopiatrice, ma ancor meno accetterà un insegnante che mette in discussione il programma educativo cercando di migliorare la “media” culturale dei suoi alunni. Né ammetterà un dipendente dell’azienda che cerchi di mostrare un minimo di moralità in una impresa sotto la pressione costante dei suoi azionisti.
Trasferite il modello a qualsiasi altra professione e troverete un panorama con professori universitari-burocrati che compilano moduli invece di essere maestri e ricercatori, giornalisti che nascondono grandi scandali per poi però generare notizie con titoli sensazionalistici in modo da generare più click per la loro testata giornalistica, così come artisti tanto rivoluzionari quanto sovvenzionati da ogni ente statale, movimento politico o gruppo finanziario possibile, politici dell’ideologia del politicamente corretto. Nessuna minima traccia di orgoglio per un lavoro ben fatto.
Opportunismo e timore di rappresaglie strutturali, il mix perfetto per cedere alla pressione/lusinga della mediocrità.
Non a caso nelle moderne gerarchie, tutti i lavoratori moderatamente competenti – non i più brillanti o ne coloro completamente inutili – vengono promossi nella loro azienda fino a raggiungere una posizione per la quale, alla fine, non sono più qualificati.
Viviamo strutturati in massicci sistemi di valutazione e indicatori progettati per gestire la media (e la verità, purtroppo, è che lo fanno anche abbastanza bene). Questi sistemi puniscono la dissonanza, la variabile reale e naturale, la genialità, gli eccessi nel bene e nel male. Ciò che suona diverso da quello cui siamo stati abituati come “comune” tendiamo a qualificarlo facilmente come “cattivo” non appena ci viene detto di farlo. Il sistema ha sterilizzato lo slancio virile e ha innalzato il comportamento gregario e dell’uguaglianza democratica, tendendo a premiare il comportamento adattivo.
Quando i mestieri e gli uffici civili o militari si trasformarono gradualmente in posti di lavoro, il lavoro fu standardizzato e i professionisti divennero “risorse umane”, formattate, classificate e confezionate fino ad arrivare ai manager, partner, imprenditori, liberi professionisti, collaboratori, etc.
Con una “efficienza” su larga scala che, effettivamente, non ha paragoni nella storia. Ed eccola la nostra efficienza, persone che producono cibo in catena di montaggio senza saper cucinare nemmeno un tramezzino prosciutto e formaggio, che ti propinano idiozie al telefono con tariffe stimolanti che loro stessi non capiscono, che vendono libri che non avrebbero mai letto; che alla fine lavorano come la media, perché lavorare per loro non è altro che un mezzo di sopravvivenza mediocre.
I mediocri si organizzeranno per lusingarsi a vicenda, si assicureranno di ricambiare i favori e cementeranno il potere di un clan che crescerà attirando i propri simili, un circolo vizioso.
 Si potrebbe pensare che un professionista mediocre potrebbe esser per il sistema anche pericoloso delle volte. Invece no, per il potere, no. Mediocrità non è sinonimo di incompetenza. Chi ha il controllo non vuole incompetenti, lavoratori che non rispettano i loro orari o che non obbediscono agli ordini.
Si può essere mediocri molto competenti, cioè applicati e funzionali nel proprio compito, servili e liberi da tutte le proprie convinzioni e ideali. Le istituzioni del potere sono riluttanti a stare al fianco di persone che sono politicamente e moralmente impegnate “fuori dal coro” o che sono originali nei loro pensieri e metodi, o che cercano di affermare un loro pensiero critico. Si cerca il livellamento in tutto, basta eccellere, basta innalzarsi, basta aspirare alle vette! Al cielo!
Al vertice “visibile” di questo regime, troviamo i nostri politici, quelli della cultura manageriale, cosiddetti leader che però si limitano a confrontarsi solo su problemi di ieri e che disattendono ogni pensiero critico o ogni riflessione a lungo termine, perché solo la normativa, la riproduzione, le affermazioni meccaniche dell’evidente o di quello che dovrà esserlo in futuro sono autorizzate. Una classe politica che cerca di sopprimere il dibattito per sostituirlo con parole vuote.
La democrazia è un sistema di governo per la gente media e che sfocia nelle tirannie, potete cercare le scuse che volete ma sarà  sempre così. L’unica vera alternativa all’insipido tramezzino prosciutto e formaggio è la grande e gioiosa tavola imbandita della società tradizionale, dove non manca nulla e tutti mangiano ciò che gli spetta, frutto del sacrificio e dell’impegno organico della Comunità.
Un cibo giusto, buono e bello.

L’articolo Tramezzinocrazia proviene da AZIONE TRADIZIONALE.

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