Sull’utilizzo del Pnrr molti sono i dubbi e le perplessità. Intorno, infatti, al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza molte sono le domande che riguardano la destinazione finale di questi fondi. Il Piano è stato approvato nel 2021 dall’Italia per rilanciarne l’economia dopo la pandemia di COVID-19, al fine di permettere lo sviluppo verde e digitale del Paese. In realtà, via via che passa il tempo, si apprende di una serie di misure che interessano il Pnrr che poco hanno a che fare col “verde” e col “digitale”, ma puzzano di guerra e di ingerenza straniera sul suolo italiano.
Torino, per esempio, grazie al Pnrr diventerà il principale polo europeo delle tecnologie di difesa, intelligenza artificiale e sicurezza informatica. L’investimento mette insieme risorse di un fondo multinazionale della Nato e del Pnrr mixando, cioè, dei fondi che sono legati al rilancio economico ed al benessere dell’Italia, agli interessi di una organizzazione militare sovranazionale a trazione straniera (leggasi, statunitense).
Ma non è la prima volta che i fondi del Pnrr finiscono per finanziare iniziative targate “Nato”. Già ad Aprile era stata resa nota la notizia che una nuova struttura militare finanziata con i soldi del Pnrr sorgerà all’interno del Parco di San Rossore, un’area protetta in provincia di Pisa. La base di Camp Darby, tra Pisa e Livorno, dove sono stanziate e operano truppe statunitensi, sarà ampliata grazie ai fondi europei. Un ampliamento molto poco “green” visto che per farlo saranno abbattuti (in un parco naturale) 937 alberi, tra i quali 380 lecci, 164 querce e 96 pini.
 

L’articolo Un Pnrr che “puzza” di guerra (e di NATO) proviene da AZIONE TRADIZIONALE.

Sull’utilizzo del Pnrr molti sono i dubbi e le perplessità. Intorno, infatti, al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza molte sono le domande che riguardano la destinazione finale di questi fondi. Il Piano è stato approvato nel 2021 dall’Italia per rilanciarne l’economia dopo la pandemia di COVID-19, al fine di permettere lo sviluppo verde e digitale del Paese. In realtà, via via che passa il tempo, si apprende di una serie di misure che interessano il Pnrr che poco hanno a che fare col “verde” e col “digitale”, ma puzzano di guerra e di ingerenza straniera sul suolo italiano.
Torino, per esempio, grazie al Pnrr diventerà il principale polo europeo delle tecnologie di difesa, intelligenza artificiale e sicurezza informatica. L’investimento mette insieme risorse di un fondo multinazionale della Nato e del Pnrr mixando, cioè, dei fondi che sono legati al rilancio economico ed al benessere dell’Italia, agli interessi di una organizzazione militare sovranazionale a trazione straniera (leggasi, statunitense).
Ma non è la prima volta che i fondi del Pnrr finiscono per finanziare iniziative targate “Nato”. Già ad Aprile era stata resa nota la notizia che una nuova struttura militare finanziata con i soldi del Pnrr sorgerà all’interno del Parco di San Rossore, un’area protetta in provincia di Pisa. La base di Camp Darby, tra Pisa e Livorno, dove sono stanziate e operano truppe statunitensi, sarà ampliata grazie ai fondi europei. Un ampliamento molto poco “green” visto che per farlo saranno abbattuti (in un parco naturale) 937 alberi, tra i quali 380 lecci, 164 querce e 96 pini.
 

L’articolo Un Pnrr che “puzza” di guerra (e di NATO) proviene da AZIONE TRADIZIONALE.