In questi giorni le radio, i giornali, le televisioni, trasmettono costantemente le “notizie dal fronte”. Parlare di propaganda di guerra è riduttivo, l’informazione vera, cruda, genuina è praticamente un animale raro o estinto.
Con questo articolo non abbiamo intenzione di fare analisi geopolitiche, vogliamo solo riportare la traduzione di alcune parole che hanno colpito un nostro collaboratore, tratte da un articolo del noto giornalista iberico (spesso reporter di guerra “sul campo dove si spara e non tra i campi profughi”, come ha recentemente ricordato in altro scritto) Arturo Pérez-Reverte.
E queste parole, che sono parole che parlano di uomini, valgono più o meno per tutti gli uomini che si fronteggiano e non si nascondono. Pensate a queste parole quando vi faranno vedere l’ennesimo eroe giovane e bello, ucraino anteposto all’ “orco russo”. E ricordate anche che esiste un peso e un privilegio, che è quello delle armi, che da sempre ricade sulle spalle degli uomini.

[…]Oggi voglio parlare di altri uomini. O forse degli stessi uomini, ma in circostanze diverse. E questo non me l’hanno detto, né l’ho letto, né visto in TV. Dovete credermi sulla parola, perché faccio appello alla mia memoria. 

Per ventuno anni ho lavorato in luoghi dove gli uomini in particolare, o gli esseri umani in generale, si comportavano secondo il meglio e il peggio della loro natura: la crudele simmetria di un universo a cui il bene e il male sono indifferenti perché ha regole proprie e fredde. Lì, osservando, leggendo e applicando ciò che ho letto a ciò che ho osservato, ho imparato alcune lezioni utili per vivere e invecchiare, e anche per morire. Quello è stato il bottino della mia vita, e con esso ora scrivo romanzi. Con lui guardo il mondo. La pace e la guerra.

[…]Non so quale idiota abbia detto che nessuna guerra è uguale a un’altra, ma chi l’ha fatto chiaramente ne aveva viste poche o non le aveva guardate bene. […] è cambiato solo il modo tecnico di distruggere città e vite umane, ma la tragedia è identica, così come le atrocità e gli eroismi di cui è capace l’essere umano: a volte la stessa persona, a volte lo stesso giorno. Eroi al mattino e carnefici al pomeriggio, o viceversa. Non me l’hanno detto, insisto. L’ho visto.

Questa è precisamente la questione. Tra orrore, distruzione e morte si vedono sempre immagini che ricordano e commuovono. Donne decise, forti, con i bambini per mano, che assumono con stoica integrità la missione di tenere al sicuro le loro famiglie. Bambini che portano in braccio i loro orsacchiotti o animali domestici. Padri, mariti, figli che li salutano, a volte bianchi di paura, angosciati perché restano o vanno a combattere. Per proteggerli. Per ottemperare all’obbligo, imposto o volontario, di lottare per difendere case, città, vite. Morire, forse, mentre le loro mogli, i loro figli, i loro anziani, cercano di mettersi in salvo.

Guardo i loro volti: giovani, adulti. Nessuno è nato per combattere, ma devono farlo. È la legge della storia e della vita. Ci sono anche donne che combattono, ovviamente; Ci sono sempre state, ma erano e sono delle eccezioni. La stragrande maggioranza sono uomini: uomini con tutta la colpa collettiva che possiamo attribuire loro. Tra loro ci sono uomini buoni, onorevoli, onesti, e uomini mascalzoni, vili, maltrattatori, miserabili. La guerra li ha resi compagni, mettendo loro un fucile in mano.

Assumono il loro destino perché non hanno altra scelta; e combatteranno che gli piaccia o no. Saranno eroi e codardi, faranno cose prodigiose e impensabili e anche sporche e terribili. Saranno uomini nel senso ancestrale della parola, assumendo il loro destino. Si riscatteranno proteggendo la famiglia, la tribù. L’occulta giocatrice di scacchi li reclama, e questa volta tocca a loro pagare, con o senza sensi di colpa, il prezzo dei vecchi “privilegi maschili”. Ora correranno sotto tiro, per sperimentare miseria, paura e orrore. Stanno per uccidere e morire, come è sempre successo quando è successo.

Guardali, per favore: quando devono pagare il prezzo di essere uomini, lo pagano. Quale rimedio. E se è vero che spesso sono spregevoli, non disprezzarli in questi giorni. Non rendete ancora vere le parole che un giornalista e scrittore tedesco disse quasi un secolo fa:

“Alcune donne ignorano ciò che è grande e spaventoso in un uomo. Ci vedono sempre troppo giovani o troppo vecchi, ci vedono chinarci a fatica, ci vedono costretti a essere disoccupati, disorientati in questo mondo, ci vedono aprire le loro porte e sorridere, ci vedono da vicino e… Niente, non sanno niente!”

L’articolo Uomini in guerra proviene da AZIONE TRADIZIONALE.

In questi giorni le radio, i giornali, le televisioni, trasmettono costantemente le “notizie dal fronte”. Parlare di propaganda di guerra è riduttivo, l’informazione vera, cruda, genuina è praticamente un animale raro o estinto.
Con questo articolo non abbiamo intenzione di fare analisi geopolitiche, vogliamo solo riportare la traduzione di alcune parole che hanno colpito un nostro collaboratore, tratte da un articolo del noto giornalista iberico (spesso reporter di guerra “sul campo dove si spara e non tra i campi profughi”, come ha recentemente ricordato in altro scritto) Arturo Pérez-Reverte.
E queste parole, che sono parole che parlano di uomini, valgono più o meno per tutti gli uomini che si fronteggiano e non si nascondono. Pensate a queste parole quando vi faranno vedere l’ennesimo eroe giovane e bello, ucraino anteposto all’ “orco russo”. E ricordate anche che esiste un peso e un privilegio, che è quello delle armi, che da sempre ricade sulle spalle degli uomini.

[…]Oggi voglio parlare di altri uomini. O forse degli stessi uomini, ma in circostanze diverse. E questo non me l’hanno detto, né l’ho letto, né visto in TV. Dovete credermi sulla parola, perché faccio appello alla mia memoria. 

Per ventuno anni ho lavorato in luoghi dove gli uomini in particolare, o gli esseri umani in generale, si comportavano secondo il meglio e il peggio della loro natura: la crudele simmetria di un universo a cui il bene e il male sono indifferenti perché ha regole proprie e fredde. Lì, osservando, leggendo e applicando ciò che ho letto a ciò che ho osservato, ho imparato alcune lezioni utili per vivere e invecchiare, e anche per morire. Quello è stato il bottino della mia vita, e con esso ora scrivo romanzi. Con lui guardo il mondo. La pace e la guerra.

[…]Non so quale idiota abbia detto che nessuna guerra è uguale a un’altra, ma chi l’ha fatto chiaramente ne aveva viste poche o non le aveva guardate bene. […] è cambiato solo il modo tecnico di distruggere città e vite umane, ma la tragedia è identica, così come le atrocità e gli eroismi di cui è capace l’essere umano: a volte la stessa persona, a volte lo stesso giorno. Eroi al mattino e carnefici al pomeriggio, o viceversa. Non me l’hanno detto, insisto. L’ho visto.

Questa è precisamente la questione. Tra orrore, distruzione e morte si vedono sempre immagini che ricordano e commuovono. Donne decise, forti, con i bambini per mano, che assumono con stoica integrità la missione di tenere al sicuro le loro famiglie. Bambini che portano in braccio i loro orsacchiotti o animali domestici. Padri, mariti, figli che li salutano, a volte bianchi di paura, angosciati perché restano o vanno a combattere. Per proteggerli. Per ottemperare all’obbligo, imposto o volontario, di lottare per difendere case, città, vite. Morire, forse, mentre le loro mogli, i loro figli, i loro anziani, cercano di mettersi in salvo.

Guardo i loro volti: giovani, adulti. Nessuno è nato per combattere, ma devono farlo. È la legge della storia e della vita. Ci sono anche donne che combattono, ovviamente; Ci sono sempre state, ma erano e sono delle eccezioni. La stragrande maggioranza sono uomini: uomini con tutta la colpa collettiva che possiamo attribuire loro. Tra loro ci sono uomini buoni, onorevoli, onesti, e uomini mascalzoni, vili, maltrattatori, miserabili. La guerra li ha resi compagni, mettendo loro un fucile in mano.

Assumono il loro destino perché non hanno altra scelta; e combatteranno che gli piaccia o no. Saranno eroi e codardi, faranno cose prodigiose e impensabili e anche sporche e terribili. Saranno uomini nel senso ancestrale della parola, assumendo il loro destino. Si riscatteranno proteggendo la famiglia, la tribù. L’occulta giocatrice di scacchi li reclama, e questa volta tocca a loro pagare, con o senza sensi di colpa, il prezzo dei vecchi “privilegi maschili”. Ora correranno sotto tiro, per sperimentare miseria, paura e orrore. Stanno per uccidere e morire, come è sempre successo quando è successo.

Guardali, per favore: quando devono pagare il prezzo di essere uomini, lo pagano. Quale rimedio. E se è vero che spesso sono spregevoli, non disprezzarli in questi giorni. Non rendete ancora vere le parole che un giornalista e scrittore tedesco disse quasi un secolo fa:

“Alcune donne ignorano ciò che è grande e spaventoso in un uomo. Ci vedono sempre troppo giovani o troppo vecchi, ci vedono chinarci a fatica, ci vedono costretti a essere disoccupati, disorientati in questo mondo, ci vedono aprire le loro porte e sorridere, ci vedono da vicino e… Niente, non sanno niente!”

L’articolo Uomini in guerra proviene da AZIONE TRADIZIONALE.