Libreria Cinabro

Vires VS Virus • pillole tradizionali contro il contagio della paura – 24

«Gli uomini, si sa, tendono a considerare la morte come il male supremo e la sopravvivenza come il più grande bene. Ma è così perché glielo abbiamo insegnato noi».
(Le Lettere di Berlicche, C.S. Lewis – ed. Mondadori)
Il vecchio diavolo Berlicche confida al giovane apprendista Malacoda che per opera del Demonio gli uomini considerano la morte come il peggiore dei mali e la sopravvivenza come il bene più prezioso.
Il desiderio di vivere è giusto e positivo tuttavia bisogna accettare di morire, perché la morte è parte della vita stessa e rappresenta la resa dei conti, il bilancio di come si ha vissuto.
La vita prima o poi dovrà essere resa. Solo con questa consapevolezza si potrà apprezzare ogni momento come un’opportunità in più per perfezionarsi, per compiere la Sua volontà e per mettere al Suo servizio i talenti ricevuti. Ogni momento rubato alla morte è una prova in più per meritare la vita.
La morte non arriva solo negli ultimi istanti, essa ci accompagna fin dal principio. Non a caso San Francesco la chiamava “sorella morte”. Ogni giorno muore una parte di noi e per questo ogni giorno si muore un po’.
Rafforzare la consapevolezza della morte, vivere con una approssimazione sempre maggiore alla volontà del Signore, farsi trovare forti e degni alla chiamata dei Cieli, rende invincibili sulla terra. Chi è disposto a morire per qualcosa non teme più nulla e – per paradosso – la vita ha senso solo se c’è qualcosa per il quale si è disposti a perderla. 
L’inesorabile sopraggiungere della morte è la ragione principale per cui ricercare di compiere il proprio dovere, la motivazione con cui puntare alla perfezione. Dopo la morte non ci sarà modo per fare di più né per fare di meglio.
La morte da valore alla vita perché segna il tempo entro il quale superare ognuno la propria prova, è la cartina di tornasole di una vita spesa bene. Grazie alla morte infatti ogni momento della vita assume inestimabile valore. È il sale della vita, non il veleno di cui avere paura e angoscia.
Nella civiltà della morte, morire è la cura alla malattia di vivere oppure è un tabù da nascondere per scaramanzia. La società moderna non ha più Fede e perciò ha paura della morte. Una ricerca disperata di vivere un giorno in più per poi ritrovarsi a vivere da morti in preda alle dipendenze, alla droga, alla pornografia, alla viltà.

L’articolo Vires VS Virus • pillole tradizionali contro il contagio della paura – 24 proviene da AZIONE TRADIZIONALE.

«Gli uomini, si sa, tendono a considerare la morte come il male supremo e la sopravvivenza come il più grande bene. Ma è così perché glielo abbiamo insegnato noi».
(Le Lettere di Berlicche, C.S. Lewis – ed. Mondadori)
Il vecchio diavolo Berlicche confida al giovane apprendista Malacoda che per opera del Demonio gli uomini considerano la morte come il peggiore dei mali e la sopravvivenza come il bene più prezioso.
Il desiderio di vivere è giusto e positivo tuttavia bisogna accettare di morire, perché la morte è parte della vita stessa e rappresenta la resa dei conti, il bilancio di come si ha vissuto.
La vita prima o poi dovrà essere resa. Solo con questa consapevolezza si potrà apprezzare ogni momento come un’opportunità in più per perfezionarsi, per compiere la Sua volontà e per mettere al Suo servizio i talenti ricevuti. Ogni momento rubato alla morte è una prova in più per meritare la vita.
La morte non arriva solo negli ultimi istanti, essa ci accompagna fin dal principio. Non a caso San Francesco la chiamava “sorella morte”. Ogni giorno muore una parte di noi e per questo ogni giorno si muore un po’.
Rafforzare la consapevolezza della morte, vivere con una approssimazione sempre maggiore alla volontà del Signore, farsi trovare forti e degni alla chiamata dei Cieli, rende invincibili sulla terra. Chi è disposto a morire per qualcosa non teme più nulla e – per paradosso – la vita ha senso solo se c’è qualcosa per il quale si è disposti a perderla. 
L’inesorabile sopraggiungere della morte è la ragione principale per cui ricercare di compiere il proprio dovere, la motivazione con cui puntare alla perfezione. Dopo la morte non ci sarà modo per fare di più né per fare di meglio.
La morte da valore alla vita perché segna il tempo entro il quale superare ognuno la propria prova, è la cartina di tornasole di una vita spesa bene. Grazie alla morte infatti ogni momento della vita assume inestimabile valore. È il sale della vita, non il veleno di cui avere paura e angoscia.
Nella civiltà della morte, morire è la cura alla malattia di vivere oppure è un tabù da nascondere per scaramanzia. La società moderna non ha più Fede e perciò ha paura della morte. Una ricerca disperata di vivere un giorno in più per poi ritrovarsi a vivere da morti in preda alle dipendenze, alla droga, alla pornografia, alla viltà.

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