«Ci sono degli argomenti che sono sempre utili perché dividono l’opinione pubblica. Sono “divisivi”, usano dire i mortali da un po’ a questa parte. E tu sai che la “divisione” ci sta molto a cuore».
(Messer Arcibaldo – Lettere di un esperto diavolo a un apprendista tentatore, S.M. Lanzetta – ed. Fede & Cultura)
L’anziano Arcibaldo ribadisce al suo discepolo Polliodoro il fatto che la loro propria natura diabolica è finalizzata per definizione a dividere. Il termine stesso “diavolo” si collega infatti al concetto di dividere, separare.
Da cui consegue che il diavolo è colui che divide. Divide un uomo da un altro e soprattutto gli uomini da Dio, creando una cesura tra la realtà sensibile e quella spirituale.
Il diavolo innesca quel meccanismo da “guerra tra poveri” in cui ad un’opinione della maggioranza si scontra una opposta della minoranza e nella maggioranza stessa nascono a loro volta delle minoranze interne. Finché gli uomini continueranno a essere divisi su tutto e non si riconcilieranno mai, perderanno di vista ciò che davvero conta.
Nel dominio moderno del relativismo e delle cospirazioni (vere o presunte) l’uomo si sente disorientato e impaurito. Cosicché al Diavolo basterà creare una nuova emergenza per far scattare l’ennesimo allarme capace di distrarre gli uomini e farli dimenticare di essere destinati alla vita eterna. In questo clima di paura il pensiero a Dio rimarrà relegato a un ruolo subalterno riservato a pochi uomini di Fede.
In contrasto al Diavolo (dal greco “dia ballo”) opera il Simbolo (“sin ballo”) ovvero l’espressione sensibile della realtà sovrasensibile. La forma immediata con cui il messaggio di Verità si trasmette e rende comprensibile la dimensione divina alla dimensione mondana.
Riconoscere i simboli, rispettare i riti e affidarsi ai miti rappresentano nell’insieme la via per esorcizzare il Diavolo e avvicinarsi a Dio.

L’articolo Vires VS Virus • pillole tradizionali contro il contagio della paura – 39 proviene da AZIONE TRADIZIONALE.

«Ci sono degli argomenti che sono sempre utili perché dividono l’opinione pubblica. Sono “divisivi”, usano dire i mortali da un po’ a questa parte. E tu sai che la “divisione” ci sta molto a cuore».
(Messer Arcibaldo – Lettere di un esperto diavolo a un apprendista tentatore, S.M. Lanzetta – ed. Fede & Cultura)
L’anziano Arcibaldo ribadisce al suo discepolo Polliodoro il fatto che la loro propria natura diabolica è finalizzata per definizione a dividere. Il termine stesso “diavolo” si collega infatti al concetto di dividere, separare.
Da cui consegue che il diavolo è colui che divide. Divide un uomo da un altro e soprattutto gli uomini da Dio, creando una cesura tra la realtà sensibile e quella spirituale.
Il diavolo innesca quel meccanismo da “guerra tra poveri” in cui ad un’opinione della maggioranza si scontra una opposta della minoranza e nella maggioranza stessa nascono a loro volta delle minoranze interne. Finché gli uomini continueranno a essere divisi su tutto e non si riconcilieranno mai, perderanno di vista ciò che davvero conta.
Nel dominio moderno del relativismo e delle cospirazioni (vere o presunte) l’uomo si sente disorientato e impaurito. Cosicché al Diavolo basterà creare una nuova emergenza per far scattare l’ennesimo allarme capace di distrarre gli uomini e farli dimenticare di essere destinati alla vita eterna. In questo clima di paura il pensiero a Dio rimarrà relegato a un ruolo subalterno riservato a pochi uomini di Fede.
In contrasto al Diavolo (dal greco “dia ballo”) opera il Simbolo (“sin ballo”) ovvero l’espressione sensibile della realtà sovrasensibile. La forma immediata con cui il messaggio di Verità si trasmette e rende comprensibile la dimensione divina alla dimensione mondana.
Riconoscere i simboli, rispettare i riti e affidarsi ai miti rappresentano nell’insieme la via per esorcizzare il Diavolo e avvicinarsi a Dio.

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